Sono ammaliato dai girasoli che ruotano negli enormi
Campi verdi sopra l’indaco del mare
Sorpreso da un silenzio
Anche se loro cantano
Impercettibili come il tictac
di un orologio o come i falchi che volano
sopra Recanati
Se si voltano in direzione del crepuscolo 
non sarà che lo fanno
perché sono come un esercito che
obbedisce per l’ultima volta 
agli ordini di un impero che crolla, le
ruote sprofondate nei solchi 
davanti alle piccole borchie lucenti delle 
stelle e alle fìammelle 
vaganti delle lucciole, per poi piegarsi
come meteore esauste 
che cadono molli sulla terra con un
piccolo tonfo? In altri posti, 
da dove noi veniamo, i girasoli si trovano 
a mazzi o anche da soli,
 ma qui in questa provincia sulla costa
hanno un potere temporale
che può distendersi per interi campi come 
il mantello di un signore
del Rinascimento, con vessilli che poi si
afflosciano ed elmi dorati 
vuoti come un verso che manca, sono
poesie che recitiamo tra noi,
metafore della gloria che passa, una luce
di cui non si può fare a meno
e che ora non più ma ai tempi di Blake si
chiamava cielo.
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