MADRE CHE HO FATTO SOFFRIRE
(CANTAVA UN MERLO ALLA FINESTRA, IL GIORNO
ABBASSAVA, SÌ ACUTA ERA LA PENA
CHE MORTE A ENTRAMBI IO M’INVOCAVO)
MADRE IERI IN TOMBA OBLIATA,
OGGI RINATA; PRESENZA,
CHE DAL FONDO DILAGA QUASI VENA
D’ACQUA, CUI DURA FORZA REPRIMEVA,
E UNA MANO LE TOGLIE ABILE O INCAUTA
L’IMPEDIMENTO;
PRESAGA GIOIA IO SENTO
IL TUO RITORNO, MADRE MIA CHE HO FATTO,
COME UN BUON FIGLIO AMOROSO, SOFFRIRE.

PACIFICATA IN ME RIPETI ANTICHI
MONITI VANI. E IL TUO SOGGIORNO UN VERDE
GIARDINO IO PENSO, OVE CON TE RIPRENDERE
PUÒ A CONVERSARE L’ANIMA FANCIULLA,
INEBBRIARSI DEL TUO MESTO VISO,
SÌ CHE L’ALI VI PERDA COME AL LUME
UNA FARFALLA. È UN SOGNO,
UN MESTO SOGNO; ED IO LO SO. MA GIUNGERE
VORREI DOVE SEI GIUNTA, ENTRARE DOVE
TU SEI ENTRATA
– HO TANTA GIOIA E TANTA STANCHEZZA! –
FARMI, O MADRE,
COME UNA MACCHIA DALLA TERRA NATA,
CHE IN SÉ LA TERRA RIASSORBE ED ANNULLA.

Umberto Saba

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