Si offre al viandante perché risuonino la voce e il passo di Colui che visse in questa terra che amò intensamente, nonostante le invettive uscite dalla sua penna: voleva la sua città culturalmente progredita e aperta ai tempi nuovi, che turbavano la sua anima e non erano percepiti da coloro che vivevano del passato e fondavano il presente su una tradizione,non più viva. Quel che il poeta diceva della sua terra lo si poteva dire dell’Italia tutta di quel tempo.
L’Infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
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