C’erano nuovi desideri, nuovi sogni di consumo  che non hanno rapporto con la domanda locale solvibile.
Nei giovani, ciò produce una sorta di schizofrenia estrema e una sfrenata sete di denaro, che diviene il valore supremo.
Accadono cose assurde:
Il mio Paese (Burkina Faso), è uno dei più poveri del pianeta. Eppure assisto spesso a ingorghi di Mercedes. E questa voglia di denaro arriva fino ai contadini africani: corrono a vendere il loro cotone grezzo per avere soldi per comprare birra, radiolina, coca-cola.
Noi siamo vittime consenzienti del commercio globale, il problema è che vendiamo cotone grezzo, senza valore aggiunto: il resto, la filatura, i processi industriali cotonieri, la fissazione dei prezzi, non è in mano nostra.
Continuiamo ad essere utensili della storia. Usati da altri, come nel sedicesimo secolo.
Joseph Ki Zerbo, storico del Burkina Faso
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