Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché́ si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

La Croce è un trono irragionevole, epilogo malfamato, diventa la fine singolare di un uomo che ha amato l’uomo con tutta la sua mente, con tutta la sua forza e come se stesso. La croce interroga sempre, apre alla nitida visione di Dio. Un Dio che si lascia scrutare, filtrare dallo sguardo di un’umanità confusa, dispersa. Ma sotto la Croce c’è Maria, una madre trafitta in anima e corpo da uno scenario che toglie il fiato: è imminente la morte del figlio. «Donna, ecco tuo figlio!»: quasi a ricordare l’inizio, tanta gente, un paese in festa, per l’unità di due giovanotti in uno sposalizio a Cana di Galilea. Ora la fine: tanta folla per assistere invece ad una ‘separazione’. L’evento si fa realtà, abbraccia in un istante Maria. E’ giunta “l’ora”. Siamo quasi al compimento, alla sintesi di tracciati vissuti, di strade percorse, di incontri condivisi, di sguardi scambiati e di momenti d’intima preghiera. Ora avviene la consegna. Gesù dona Maria all’uomo. Sgorga dalla Croce il sigillo della maternità. Madre del Crocifisso e Madre del discepolo, madre nostra! Mi piace pensare che quel in momento concitato, da quella fessura nell’anima, da quella ferita lancinante di spada interiore, Maria senta scorrere in Lei tutta la sua maternità, la sua missione. E’ madre della Chiesa che sta per nascere, bagnata dal sangue e dall’acqua. E’ madre di quel discepolo che ha sfidato la paura perché sorretto dall’amore ‘fino in fondo’ senza timore, senza la fuga. Anche noi possiamo scegliere di amare fino al Golgota. Le lacrime sparse sotto la Croce di Gesù sono una vera “lavanda dei piedi”: purificano tutto e abbattono barriere. La fede si fa trasparente. Davanti al dolore c’è sempre un momento decisivo che apre ad un tempo nuovo, ad un affidamento, alla conversione. O Maria donna esperta del silenzio, madre infinita d’amore donaci un po’ del tuo cuore immensamente puro.

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