«Edizione della sera! Della sera! Della sera!

Italia! Germania! Austria!»

E sulla piazza, lugubremente listata di nero,

si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!

 

Un caffè infranse il proprio muso a sangue,

imporporato da un grido ferino:

«Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!

I tuoni degli obici sul marmo di Roma!»

 

Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette

gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio,

e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:

«Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!»

 

I generali di bronzo sullo zoccolo a faccette

supplicavano: «Sferrateci, e noi andremo!»

Scalpitavano i baci della cavalleria che prendeva commiato,

e i fanti desideravano la vittoria-assassina.

 

Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno

la voce di basso del cannone sghignazzante,

mentre da occidente cadeva rossa neve

in brandelli succosi di carne umana.

 

La piazza si gonfiava, una compagnia dopo l’altra,

sulla sua fronte stizzita si gonfiavano le vene.

«Aspettate, noi asciugheremo le sciabole

sulla seta delle cocottes nei viali di Vienna!»

 

Gli strilloni si sgolavano: «Edizione della sera!

Italia! Germania! Austria!»

E dalla notte, lugubremente listata di nero,

scorreva, scorreva un rigagnolo di sangue purpureo.

Il 14 aprile 1930 moriva Vladimir Majakovskij, poeta e drammaturgo sovietico, una delle voci che ha saputo meglio raccontare la rivoluzione d’ottobre e che si è fatto interprete della cultura russa post rivoluzionaria.