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Vincenzo Meneghini, detto “Vince Veleno”

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“A causa dei molteplici impegni di questo periodo, mi è stato possibile dare solo una rapida occhiata al volume che contiene alcune poesie di Vincenzo Meneghini, detto “Vince Veleno”. Mi riprometto, però, di rileggerle attentamente, per poi conservare questo libretto gelosamente, insieme alle tante altre pubblicazioni su Recanati che conservo come beni preziosi, in quanto tramandano eventi, storie, abitudini e costumi della nostra città. Tra queste opere non mancano certo tutte le pubblicazioni uscite in questi ultimi 10 anni che mi hanno visto Sindaco della nostra cara e amata città.

E che dire non solo della pubblicazione, ma soprattutto del personaggio di Vince Veleno? Sono stato sempre profondamente colpito dalla passione e dall’interesse con cui Vince segue gli avvenimenti che riguardano la città e, in particolare, gli eventi del cosiddetto “Palazzo”. Per ogni vicenda ha pronta una poesia, a volte davvero tagliente (da ciò l’appellativo di Veleno), più spesso elogiativa nei confronti di chi sa distinguersi per il bene dei cittadini. Vince Veleno, insomma, è ormai entrato nella storia di Recanati e per me è sempre un piacere incontrarlo e leggere, ogni volta che lo vedo, la nuova poesia che con gioia mi mostra.

Con questa introduzione desidero quindi esprimere il desiderio che Vince Veleno possa continuare ad alimentare la sua Musa, perché le sue poesie rappresentano ormai un elemento importante della storia e delle vicende di Recanati.”

Fabio Corvatta Sindaco

“Vincè Veleno all’apparenza può sembrare rude, critico e aspro, ma questa è solo una delle molteplici sfaccettature della sua spiccata personalità. Parlando con lui è fucile rendersi conto di quanto ricco sia il suo animo e rimanere incantati nello scoprire il grande valore di questo uomo, che spazia dall’amore per la cultura a quello per Recanati, dalla ferrea volontà di stimolare con la forza delle sue poesie persone benemerite, al grande, profondo e commovente amore per la sua sposa. Vincè ricorda continuamente la grazia ricevuta di aver visto crescere, giorno dopo giorno, quel prezioso amore reciproco, per la sua sposa; amore che ora lo fa sentire come orfano dato che lei purtroppo non c’è più e che trova come unico conforto la visita quotidiana al cimitero e la preghiera.

Conosco Vince fin dagli anni ’60 quando lavorava con Mariettì alla Eko nel (settore della segheria e, vedendolo così impegnato in politica, sempre aspro negli atteggiamenti e critico nelle opinioni, non avrei mai potuto immaginare i veri valori che erano nel profondo suo animo. Ma basta anche leggere la poesia nella quale ricorda, dopo tanti anni, il suo datore di lavoro Oliviero Pigini con parole di stima, di riconoscenza e di affetto per accorgersene. Così come basta pensare a quanto abbia voluto che questa poesia fosse inserita nel presente volume, quale ulteriore segno di gratitudine e di curi ricordi della sua vita. Vince e penso che questo grazie sia anche a nome di tanti recanatesi che ti conoscono solo di vista ma che ti apprezzano molto. Ed ora, leggendo queste tue poesie, potranno riconfermare la loro stima.”

don Lamberto Pigini

Ascoltami Oliviero

Sei sempre vivo nella mia memoria Del viver mio fai parte della storia Nelle pagine dei miei vissuti giorni
Vi sono impressi tanti ricordi Moltissimi di noi tanto ti dobbiamo
Di quanto per la gente tu facesti
Poi la bieca morte a noi ti portò via
Ci sentimmo orfani senza la tua guida Oggi dove creasti la tua grande Eko Alla tua memoria una stele eleveranno Rivivrai nel luogo che hai creato
E da nessuno mai sarai dimenticato Ben altre cose avrei voluto dire
Che spontanee venivano dal core Essendo io una persona semplice
Non ho saputo trovare altre parole

Recanati 16 giugno 2007

Ascoltami Signore salvala

Se occorre un miracolo perché sia salva Marvi è un ateo che te lo chiede vedi, o Dio, d’intervenir.
Se quella vita è in gioco, salvala tu, o Signore. Ascolta questa supplica d’un incallito peccatore. Non lasciar che la sciagura distrugga una famiglia, pensaci tu buon Dio
a salvare madre e figlia. Ascoltalo, o Signore Iddio, quest’ultimo di te indegno, che di certo non merita un posto nel tuo regno.
Se la mano dell’uomo non può dar il salvamento, fallo tu che puoi, Signore,
e che lo farai già sento. Giuro, proverò a cercarti per esser più a te vicino. Spero tanto di ritrovarti per far luce sul mio cammino.

La Pace

Pace, perché? Con chi? Pace col mondo intero. Ma chi la pace vuole
La cerca poi davvero? Non è solo una parola Essa ha molti contenuti Per i quali tanti di noi. Restiamo sordi e muti. Pace vuoi dire giustizia Vuoi dire anche libertà, Vuoi dire tutti più uguali Con uguale dignità.

Vuoi dire che per ognuno Eguale sia il fardello
Che bianco, giallo o nero L’un con l’altro sia fratello Pace non vuole dire armarsi Per essere il più forte

La Pace non la si cerca Creando strumenti di morte Non si cerca la pace Gridando ai quattro venti Faccioamoci più forti Diventiamo più potenti. Pace vuoi dire per me Diventare più umani

Lasciando a questa terra
Speranze per un domani.
Pace vuoi dire per me
Amore, fraternità.
Essendo così più eguali,
avrà pace l’umanità.
Madre benigna, ch’io accanto a me ti sento. A te, madre di tutti, espongo il mio de sio. Tu che la tua protezione su noi espandi

per i nostri problemi tenui oppur grandi Alle invocazioni delle genti non ti neghi mai

e chiunque ti cerca e ti chiede tu corri e dai. Madre benigna, ascolta questo indegno figlio,
che ti chiede aiuto per affrontare l’ultimo periglio.

Ognun di noi prendiam la nostra croce,
è l’unica arma che può darci la pace.
Solo lei può mondarci dall’egoismo
eh’ è in noi e a gettarlo non ci piace.
Ognun di noi prendiam la nostra croce,
solo con essa potremo migliorare.
Provando il peso di quel fardello
riusciremo a distinguer il bene dal male
Ognun di noi prendiam la nostra croce,
simbolo d’amore, di pace, di fraternità.
Con essa potremo imboccar la giusta via,
che conduce alla pace, all’eguaglianza l’umanità.

Quel’Angelo

Quante volte, o mio Signore di te mi sono dimenticato credevo di aver avuto tutto
con l’angelo che m’avei affiancato Quell’angelo che guidò i miei giorni, con lei non ebbi altri bisogni, vissi con lei da uomo beato. Perdonami se t’aveo dimenticato da te Signore mi ero allontanato la memoria da te m’ha riportato ora che sono ritornato da te Signore, fai quel che voi di me.