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Sono ammaliato dai girasoli…

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Sono ammaliato dai girasoli che ruotano negli enormi

Campi verdi sopra l’indaco del mare

Sorpreso da un silenzio

Anche se loro cantano

Impercettibili come il tictac

di un orologio o come i falchi che volano

sopra Recanati

Se si voltano in direzione del crepuscolo 

non sarà che lo fanno

perché sono come un esercito che

obbedisce per l’ultima volta 

agli ordini di un impero che crolla, le

ruote sprofondate nei solchi 

davanti alle piccole borchie lucenti delle 

stelle e alle fìammelle 

vaganti delle lucciole, per poi piegarsi

come meteore esauste 

che cadono molli sulla terra con un

piccolo tonfo? In altri posti, 

da dove noi veniamo, i girasoli si trovano 

a mazzi o anche da soli,

 ma qui in questa provincia sulla costa

hanno un potere temporale

che può distendersi per interi campi come 

il mantello di un signore

del Rinascimento, con vessilli che poi si

afflosciano ed elmi dorati 

vuoti come un verso che manca, sono

poesie che recitiamo tra noi,

metafore della gloria che passa, una luce

di cui non si può fare a meno

e che ora non più ma ai tempi di Blake si

chiamava cielo.

Di Derek Walcott

(traduzione di Luigi Sampietro)