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Scorri le vite degli uomini illustri

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RIFLESSIONI LEOPARDIANE

Scorri le vite degli uomini illustri, e se guarderai a quelli che sono tali, non per iscrivere, ma per fare, troverai a gran fatica pochissimi veramente grandi, ai quali non sia mancato il padre nella prima età. Lascio stare che, parlando di quelli che vivono di entrata, colui che ha il padre vivo, comunemente è un uomo senza facoltà; e per conseguenza non può nulla nel mondo: tanto più che nel tempo stesso è facoltoso in aspettativa, onde non si dà pensiero di procacciarsi roba coll’opera propria; il che potrebbe essere occasione a grandi fatti; caso non ordinario però, poiché generalmente quelli che hanno fatto cose grandi, sono stati o copiosi o certo abbastanza forniti de’ beni della fortuna insino dal principio.

Ma lasciando tutto questo, la potestà paterna appresso tutte le nazioni che hanno leggi, porta seco una specie di schiavitù de’ figliuoli; che, per essere domestica, è più stringente e più sensibile della civile; e che, comunque possa essere temperata o dalle leggi stesse, o dai costumi pubblici, o dalle qualità particolari delle persone, un effetto dannosissimo non manca mai di produrre: e questo è un sentimento che l’uomo, finché ha il padre vivo, porta perpetuamente nell’animo; confermatogli dall’opinione che visibilmente ed inevitabilmente ha di lui la moltitudine.

Dico un sentimento di soggezione e di dependenza, e di non essere libero signore di se medesimo, anzi di non essere, per dir così, una persona intera, ma una parte e un membro solamente, e di appartenere il suo nome ad altrui più che a se. Il qual sentimento, più profondo in coloro che sarebbero più atti alle cose, perché avendo lo spirito più svegliato, sono più capaci Gi sentire, e più oculati ad accorgersi della verità della propria condizione, è quasi impossibile che vada insieme, non dirò col fare, ma col disegnare checchessia di grande.

E passata in tal modo la gioventù, l’uomo che in età di quaranta o di cinquant’anni sente per la prima volta di essere nella potestà propria, è soverchio il dire che non prova stimolo, e che, se ne provasse, non avrebbe più impeto né forze né tempo sufficienti ad azioni grandi. Così anche in questa parte si verifica che nessun bene si può avere al mondo, che non sia accompagnato da mali della stessa misura: poiché l’utilità inestimabile del trovarsi innanzi nella giovanezza una guida esperta ed amorosa, quale non può essere alcuno così come il proprio padre, è compensata da una sorte di nullità e della giovanezza e generalmente della vita.

IO NON HO MAI SENTITO    

Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando,
benché tutto il resto del mondo fosse per come morto.
L’amore è la vita e il principio vivificante della natura,
come l’odio il principio distruggente e mortale.

Le cose son fatte per amarsi scambievolmente,
e la vita nasce da questo.
Odiandosi, benché molti odi sono anche naturali,
ne nasce l’effetto contrario, cioè distruzioni scambievoli,
e anche rodimento e consumazione interna dell’odiatore.

G, Leopardi (Zib.59-60)

Io non ho scritto in vita mia se non pochissime e brevi poesie. Nello scri­verle non ho mai seguito altro che un’ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la  quale, in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento. Fatto questo, soglio sempre aspettare che mi torni un altro momento di vena, e tornandomi (che ordinariamente non succe­de se non di là a qualche mese), mi pongo allora a comporre, con tanta lentezza, che non mi è possibile di terminare una poesia, benché brevis­sima, in meno di due o tre settimane. Questo è il mio metodo, e se l’ispirazione non mi nasce da sé, più facilmente uscirebbe acqua da un tronco, che un solo verso dal mio cervello. Gli altri possono poetare sempre che vogliono, ma io non ho questa facoltà in nessun modo, e per quanto mi pregaste, sarebbe inutile, non perch’io non volessi compiacervi, ma per­ché non potrei. […]

Lettera a Giuseppe Melchiorri  Recanati 5 marzo 1824