La vita che conduco si svolge in gran parte nel  silenzio, perché è studio e riflessione: ho scelto una vita filosofica. Il mondo classico proponeva la pratica del silenzio come esercizio quotidiano, e il cristianesimo ha raccolto questa idea, perché solo nel silenzio è l’ascolto, la riflessione sulla parola che viene da fuori e anche su quella interiore. Il silenzio, infatti, non è opposto alla parola: siamo sommersi di parole che corrono, ridotte a chiacchiere e cicaleggio, il silenzio è quella sospensione dell’anima che permette di ritrovarne il senso.

Più che nella rinuncia, credo nell’ascesi, nell’esercizio dell’astinenza per vedere fino a che punto non siamo dipendenti, fino a che punto riusciamo a non subire il desiderio. L’astinenza, dunque, che porta alla padronanza, non nel senso penitenziale, ma nel senso di “riconquistare la signoria”.

Salvatore Natoli, filosofo