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PLATONE, COSÌ VA IL MONDO IN ATENE E ALTROVE

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Bisogna considerare questo, o ingenuissimo Socrate, che l’uomo giusto ottiene in ogni caso meno dell’ingiusto: prima di tutto nei contratti reciproci, quando si associano insieme un giusto e un ingiusto, non troverai mai che allo sciogliersi della società il giusto abbia più dell’ingiusto, ma invece di meno; poi nei rapporti con la città, quando ci siano dei contributi da pagare,
il giusto, a parità di mezzi, paga di più, l’altro di meno; quando ci siano invece delle cose da prendere, l’uno non guadagna nulla e l’altro molto.

Inoltre, quando essi ricoprono qualche carica, il giusto, se pur gli capita qualche guaio,
si trova ad aver danneggiato le cose sue perché le ha trascurate; poi non ha tratto alcun vantaggio dalla cosa pubblica, perché è giusto; oltre a ciò ha per sé l’animosità dei familiari e dei conoscenti quando non voglia favorirli in nulla contro giustizia. All’ingiusto, invece, capita tutto il contrario di questo…

Platone, La Repubblica, I, 880-900.
Versione Francesco Gabrieli, Firenze 1970