Allorché su la fronte La cenere mi asperse

La sacra man scoperse

La mia fragilità
Mi rammento che presto Questa mia spoglia frale,

Passibile, e mortale In cenere sarà.
La formidabil voce Con nuova si funesta Sento,

che in sen mi desta Un gelido timor.
E vo pensando intanto Al misero mio stato Dal tempo

che ho passato Cadendo in ogni error.
Se così brevi sono I di del viver mio Ne’ trattener poss’io Di morte il fiero strai,
No’ ch’aspettar non voglio, Che giunga all’improvviso

Mi giova il grande avviso Per cura del mio mal.
Forse di questa notte Io non vedrò l’aurora,

Di questo giorno ancora La notte io non vedrò
Mi stia dunque in pensiero, Ch’ho da morir adesso

Perché morendo spesso Meglio morir saprò
Dal grave suo letargo Si sveglia l’alma, e senta

Quel nome, che spaventa, E che mai fin non ha.
Pensi a quel mal, che teme, Ed a quel ben, che brama

Pensi che a se’ la chiama la grande eternità.
Di tuoi maggiori affanni Se questi i giorni sono,

Son giorni di perdono, Amato Redentor.
Abbraccio la tua Croce, E piango i falli miei Pentirmi più vorrei,

Accetta il mio dolor.
Fa che di morte in braccio Non cada impenitente,

Ma che vie più dolente lo spiri in seno a te.
Fa, che governi l’alma II santo tuo Timore.

E il tuo Divino Amore. Non parla mai da me.

(1810) Giacomo Leopardi – Poesie giovanili