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Papa Francesco all’Ilva di Genova: lavoro come priorità umana

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All’Ilva di Genova Francesco ha parlato ai circa 13mila lavoratori del gruppo e ai 40mila dell’indotto (27 maggio, 2017). A loro ha voluto ribadire l’importanza dell’imprenditore, figura “fondamentale di ogni buona economia”. Tuttavia, ha aggiunto, “l’imprenditore deve essere prima di ogni altra cosa un lavoratore”. “Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente perché chi pensa di risolvere i problemi di un’azienda licenziando i dipendenti non è un bravo imprenditore, ma un commerciante. Oggi vende la sua gente e domani finirà col vendere la dignità propria”.

In tutto questo, poi, un buon titolare di impresa deve sempre “riconoscere le virtù dei suoi lavoratori”.

Il Papa ha condannato quegli atti in cui si verifica un ricatto sociale, ossia un lavoro caratterizzato da orari massacranti e da una paga misera. “Lavorando noi diventiamo persone, uomini e donne che con il lavoro si riempiono di dignità. Per questa ragione, attorno al lavoro si costruisce l’intero Patto sociale”. Per poter fare tutto ciò però c’è bisogno di un lavoro che sia tale, che non sia quindi speculazione e che non sia sinonimo di disonestà; da qui l’appello alla politica: “La politica – ha detto Francesco – non penalizzi più gli onesti”.

Proprio perché è con il lavoro che si costruisce la dignità di una persona, il Santo Padre rifiuta la logica di uno Stato che dispensa soldi a destra e a manca. Molto meglio invece uno Stato che più che dare soldi, dia lavoro alla gente: Un assegno statale che ti faccia portare avanti la famiglia non è la soluzione al problema. Il problema si risolve con il lavoro per tutti”.