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NON C’È UNITÀ SENZA PERDONO

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La chiesa è il luogo del perdono. Nonostante tutta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti che prevaricano, situazioni nelle quali le suscettibilità si urtano. È per questo che vivere insieme implica una certa croce, uno sforzo costante e un’accettazione che è un mutuo perdono quotidiano.

Se si vive nella chiesa senza sapere che vi si entra per imparare a perdonare e a farsi perdonare settanta volte sette, ben presto si resterà delusi.

Ma perdonare non è semplicemente dire a qualcuno che è in collera, che ha sbattuto la porta e che ha avuto un comportamento anti-sociale: “Ti perdono”. Quando ci si ha il potere e ci si è ben stabiliti nella chiesa, è facile “maneggiare il perdono”. Perdonare è anche capire che cosa si nasconde dietro questa collera o questo comportamento anti-sociale, capire quello che le persone vogliono dire attraverso il loro comportamento.

Forse si sentono rifiutate. Forse hanno l’impressione che nessuno ascolta quello che hanno da dire oppure si sentono incapaci di esprimere ciò che è in loro.  Forse la nostra comunità è troppo rigida o troppo legalista e fissata nei suoi modi, forse c’è anche una mancanza di amore e di verità.

Perdonare è anche guardare dentro di sé e vedere che cosa bisognerebbe cambiare, anche ciò per cui bisognerebbe chiedere perdono e riparare. Perdonare è riconoscere di nuovo – dopo una separazione – l’alleanza che ci lega con coloro con i quali non ci intendiamo bene; è aprirsi a loro e ascoltarli di nuovo. È dar loro spazio nei nostri cuori. Ecco perché non è mai facile perdonare. Anche noi dobbiamo cambiare. Dobbiamo imparare a perdonare, e ancora perdonare; e sempre perdonare, giorno dopo giorno. Abbiamo bisogno della potenza dello Spirito Santo per aprirci in questo modo.

Jean Vanier

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