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NICOLO’ DELLE ASTE

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(1440 – 1469 / 70? ) Vescovo della Diocesi di Recanati – Macerata

Questo Vescovo (XX° della serie della Diocesi di Recanati – Macerata )governo’ per circa trenta anni la nostra Diocesi che a quei tempi comprendeva anche la citta’ di Macerata. A questo proposito giova ricordare che il Pontefice Gregorio IX° – proprio per riconoscenza alla Citta’ di Recanati che aveva mostrato fedeltà’ alla Sede Apostolica nelle tormentate vicende che la vedevano coinvolta con l’Imperatore Federico 11° – la elevo’ a Diocesi nel 1240 e nel 1249 il Pontefice Innocenze IV° ne determino’ i limiti territoriali comprendendovi appunto la Citta’ di Macerata.

Originario della Citta’ di Forli’ ove nacque nel 1380 circa e versato agli studi fin da giovanetto, compiuti gli studi preparatori al sacerdozio ,ottenuti gli ordini sacerdotali divenne Arcidiacono di Condrosio e Suddiacono Pontificio. Nella sua famiglia vi sono altri importanti personaggi come Mons.Tomaso che fu’ vescovo di Forli’ dal 1485 al 1512;Cosimo che fu’ luogotenente generale a Famagosta – porto dell’isola di Cipro-nell’assedio alle truppe veneziane da parte dell’esercito dei Turchi anno 1570 – 71; Livio che fu’ Arcidiacono della cattedrale di Forli’.L’albero genealogico della famiglia dall’Aste si suddivideva in quattro rami :I Ravaldimxl Dall’Aste del Vescovado- poi Vescovado vecchio; I Dall’Aste dai Battuti Verdi:! Dall’Aste di Schiavonia,ma solo il primo dei rami citati che si era imparentato con i Brandolini Broglia e’ arrivato sino ai nostri giorni.L’ultimo rappresentante dei dei Bardolini-Broglia alla sua morte lascio erede dei propri averi e titoli nobiliari la famiglia forlivese dei I Dalle Aste del cui Nicolo’ ci stiamo occupando. La nomina ad Arcidiacono di Condrosio equivaleva alla prima Autorità’ ecclesiale presente nel Capitolo della Cattedrale di Condrosio sottoposta solo alla autorità’ vescovile,quindi tutto il clero secolare e religioso maschile e femminile era di fatto soggetto al sindacato dell’Arcidiacono. Qualche ascoltatore si chiederà’ in cosa consistesse l’importanza del Diaconato; ebbene il Diacono era colui che colui che aveva il compito di raccogliere l’elemosina dei fedeli, per cui tanto grande era la cattedrale tante offerte vi si raccoglievano e sarà’ appunto la dimestichezza che il Nicolo’ Dalle Aste aveva con questo compito – era colui che doveva sovrintendere l’intero Capitolo della Cattedrale- a dargli dimestichezza con la realtà Lauretana che più’ avanti vedremo e che gesti’ con la massima tra= speranza ed onesta’.

Risulta pero’ anche che il Delle Aste fosse persona molto erudita tanto che prima della nomina a Vescovo di Recanati – Macerata Egli insegnava Filosofia presso l’antichissima Università di Bologna. Tutto ciò lascia comprendere quale fama di rettitudine e di integrità’ morale circondasse il Delle Aste tanto da vedersi affidare una Diocesi alla quale la Sede Apostolica teneva in modo particolare. Lo stemma gentilizio del Vescovo Delle Aste – nobile famiglia di Forli’ – era formato da uno scudo tagliato obliquamente, con la meta’ inferiore che rappresentava una scacchiera sulla quale sale un leone dorato che occupa la parte superiore con sfondo rosso. Tale stemma era visibile sulle pareti dello scalone principale di casa Leopardi ,e nella cripta sepolcrale del Duomo di Recanati ma non ho potuto verificare se ancora siano dove ho appena detto perché traggo queste notizie da una pubblicazione del 1902 di Luigi Senesi che colloca appunto al XX° posto in ordine cronologico questo Vescovo mentre Monaldo Leopardi lo mette al XXIII0 posto.

Nominato Vescovo il 16 Ottobre del 1440 fece il suo ingresso in Diocesi il 12 Gennaio dell’anno successivo e – come detto sopra – la fama di integrità’ e rettitudine di cui era circondato lo precorse anche nella nostra Citta’, talché’ i nostri Priori e Magistrati ne furono rallegrati e gli mandarono incontro ambasciatori e doni in segno di amicizia e benevolenza che non saranno mai smentite per tutto il mandato episcopale del Delle Aste durato appunto per ben trenta anni. Questo particolare ci viene confermato spesso da Monaldo Leopardi nei suoi Annali ed e’ una ulteriore conferma delle doti del Delle Aste ; basti pensare che i Priori della Citta’ di Recanati venivano eletti ogni sei mesi e per altrettanto tempo dovevano sottostare ad eventuali inchieste sul loro operato e che quindi il Vescovo vedeva cambiare i suoi interlocutori con una frequenza che non era certo quella della Santa Sede dove l’immobilismo in questo settore regnava sovrano.

A riprova di quanto e’ stato appena scritto diremo che nel 1374 ci fu’ un Vescovo – la cui nomina fu’ caldeggiata anche dalla Citta’ di Recanati – Oliviero di Verona che dovette abbandonare la Diocesi di Recanati – Macerata per forti dissensi con la nostra magistratura cittadina . Come detto prima questo “Bonus et Optimus Episcopus ” – tale era la fama che lo precedeva e che riporta anche Monaldo nei suoi Annali – inizio’ il suo operato occupandosi dei poveri e dei malati della Citta’ di Recanati impegnandosi nella costruzione di un nuovo e più’ comodo ospedale nei pressi della chiesa di San Vito avvalendosi dell’aiuto della “Confraternita di Santa Lucia” della quale il nostro “sfortunato” ospedale porta ancora il nome e chissà’ per quanto tempo ancora? Accanto alla Chiesa di San Vito a quei tempi vi era una Chiesa detta appunto di Santa Lucia che era sede della omonima Confraternita ma che per volere del Vescovo Delle Aste divenne ospedale cittadino poiché’ quello appena fuori Porta Marina era divenuto insufficiente ai bisogni della Citta’ di Recanati ,e la chiesa di Santa Lucia fu’ ricostruita dove attualmente se ne vedono i resti del portale che fa’ da ingresso ad un laboratorio artigianale . In questo nuovo ospedale furono realizzati quattro cameroni con relativa astanteria,le cucine la mensa per i ricoverati ed i poveri . Questo suo interessamento alle condizioni di vita dei più’ bisognosi della Citta’ di Recanati gli valse per ottenere la massima fiducia dei Priori della Citta’ al punto tale che molto spesso gli stessi Priori avvallavano le sue richieste senza interloquirle minimamente. Gli storici ci riferiscono che spesso sorgevano dissapori e dissidii tra le due Istituzioni a motivo della Villa di Santa Maria di Loreto, ma che sovente a recedere da azioni legali era appunto il Comune di Recanati che aveva in grande stima e considerazione questo Vescovo ; cosi come lo stesso Vescovo spesso condivideva ed avvallava le richieste del Comune di Recanati. Siamo frattanto arrivati al 1445 ed a titolo di esempio di quanto e’ stato scritto sopra diremo che il Comune di Recanati fa’ richiesta al Vescovo Delle Aste di poter abbattere i conventi e le chiese degli Ordini Religiosi maschili e femminili che erano posti fuori delle mura cittadine e non più’ officiati al fine di realizzare la seconda cinta muraria della Citta’ per difendersi dallo Sforza ed il consenso del Vescovo e’ dato” ipso facto.”

Ancora oggi e’ possibile ammirare una parte delle mura Sforzesche nel Rione Mercato che sovrastano l’intero quartiere alla cui base sono stati realizzati un parco giochi per bambini e due campi di bocce che gli anziani – non solo del quartiere – praticano con assiduità. Così pure quando il Comune chiese al Vescovo che i ministri della Santa Casa non occupassero più lo spazio antistante la Chiesa di Santa Maria di Loreto per vendere la cera e le immagini votive ed ottenne subito il consenso del Vescovo. Allo sesso modo quando il Delle Aste chiedeva al Comune il nulla osta per l’alienazione di alcuni beni immobili o denari per l’acquisto di mattoni per l’ampliamento della Santa Casa di Loreto o quanto altro fosse necessario otteneva sempre il consenso necessario. Significativo e’ l’abbattimento del palazzo priorale e l’inglobamento della strada comunale – che da Recanati passando davanti al palazzo priorale scendeva sino al Porto di Recanati – entro le mura perimetrali della erigenda Chiesa di Santa Maria di Loreto.Questo ci fa’ capire quanto la Comunità’ di Recanati avesse in considerazione l’operato di questo Vescovo che di pari passo si era impegnato pero’ anche alla costruzione di un “Hospitale ” per i poveri ed i pellegrini che – giunti a Loreto – non avevano mezzi economici per alloggiare presso le locande dei privati o curarsi e ristorarsi del lungo e molte volte pericoloso viaggio.

Nel volume di Padre Floriano Grimaldi che qui ringraziamo per le sue approfondite ricerche,unitamente a Katy Sordi, “La Villa di Santa Maria di Loreto – anno 1990 – troviamo la descrizione analitica di tutte le suppellettili necessarie al funzionamento dell’Hospitale della Villa di Santa Maria di Loreto ,ed e’ veramente sorprendente come ad esempio avessero pensato persino a tavoli richiudibili da usare dentro le camerate degli ospiti ed ammalati che ne avessero potuto far uso.

P. Grimaldi ci dice che spesso il Vescovo richiede alla Comunità’ recanatese centinaia di migliaia di mattoni, fascine per le fornaci ,calcina e legname per travature che servono per la Chiesa di Loreto o per l’ospedale per i pellegrini ed il Comune asseconda imponendo alcune volte ai cittadini recanatesi il trasporto gratuito di detti materiali alla Villa di Loreto.

Sempre dal P. Grimaldi veniamo a sapere che il Comune di Recanati si adopero’ per l’acquisto dei noccioli delle olive non avendo più’ selve da sfruttare per far ardere le fornaci con cui cuocere i mattoni richiesti per il Santuario di Loreto.

A questo scopo e’ bene precisare che il Consiglio Recanatese per la mancanza di soldi e legname -come detto sopra – istituì’ la tristemente famosa “tassa dei fumanti”allo scopo di reperire i fondi che questo Santuario richiese con voracità’ incredibile per oltre trenta anni(Tanti ne occorsero per innalzare le possenti mura che ancora oggi si ergono maestose e visibili da lontano )occupando una varietà’ inimmaginabile di manod’opera che rendeva la Villa di Santa Maria di Loreto un enorme cantiere a ciclo aperto.

A tutto ciò’ si aggiunga che in tutto questo tempo le funzioni religiose all’interno della Santa Casa della Madonna di Loreto non vennero mai meno,anzi gli stessi pellegrini – che vi arrivavano da ogni dove -alimentavano con offerte e lasciti quel fiume di denaro che per espresso volere del Vescovo e degli stessi magistrati del Comune di Recanati veniva tutto reimpiegato nella costruzione della chiesa estema al sacro sacello mariano.

Altre volte invece il Vescovo delle Aste chiede l’autorizzazione alla vendita di appczzamenti di terreno poco o scarsamente produttivi ed in alcuni casi il Comune da’il proprio assenso riservandosi di verificarne l’opportunità’ ad avvenuto decesso dello stesso Vescovo.

A questo punto viene spontaneo chiedersi se questo Niccolo Delle Aste fosse un Vescovo o un imprenditore edile ;interrompendo un poco la narrazione degli sviluppi del santuario loretano proviamo a fare alcune riflessioni che legano la chiesa di Santa Maria di Loreto al Delle Aste, e confessiamo alcuni limiti che il sottoscritto non ha potuto oggettivamente superare e cioè’:

II Delle Aste eredita per mandato pontificio una situazione religiosa particolarmente viva negli abitanti della Villa di Loreto e nella Citta’ di Recanati territorialmente proprietaria della Villa che ne seguiva con attenzione l’evolversi della vita sociale e religiosa.

Essendo quindi la villa di Loreto di proprietà’ della “Justissima Civitas Recineti” e’ ovvio che la proprietà’ materiale della stessa “Casa di Santa Maria de Laureto ” non rientrasse nella disponibilità’ del Vescovo;ma poiche’in quanto tale al vescovo spettavano l’amministrazione ed il godimento di beni a titolo di mensa vescovile ed essendo soggetta Recanati alla autorità’ ecclesiastica di fatto fu’ proprio Nicolo’ delle Aste ad erodere pian piano la giurisdizione comunale sulla villa e quindi sulla piccola chi esetta di Santa Maria di Nazareth con la tecnica del “do ut des” fintante che nel 1476 la Santa Sede con la bolla “Licet ex Debito” di Papa Sisto IV° toglie – directe et imediate- alla Citta’ di Recanati la giurisdizione sul Santuario Laureano e Sisto V° ne sancirà’ la perdita definitiva elevando Loreto al rango di Citta’ nel 1585.

La tradizione voleva questa piccola Casa Mariana trasportata dagli angeli – attraverso varie tappe – in “fundo laureti “della Citta di Recanati e tanto bastava perche’ l’Autorità’ Religiosa fosse in qualche modo tenuta alla sua venerazione e quando possibile alla sua conservazione . Nel corso dei due secoli precedenti questa piccola chiesa – già venerata come Casa di Maria di Nazareth – aveva attirato l’attenzione della popolazione del luogo che ivi ricorreva fiduciosa per pregare ed ottenere prodigi miracolosi ,ma che spesso pero’ doveva fare i conti con banditi e rapinatori che turbavano la quiete spirituale e materiale del posto per cui la citta’ di Recanati si sentì materialmente obbligata ad intervenire a più’ riprese per garantire l’ordine e la sicurezza materiale dei pellegrini che via via vi affluivano sempre più’ numerosi,al punto tale da erigervi addirittura un palazzo comunale dove i magistrati avessero potuto risiedere per amministrare la giustizia. Per contro l’Autorità’ religiosa desiderava mantenere la casa della Vergine Maria nel migliore dei modi e con il concorso del comune recanatese si instauro’ questo connubio ( spirituale – temporale ) che nei secoli successivi fino al 1507 servi’ all’imponente realizzazione che noi tutti oggi possiamo ammirare.

Il Vescovo Niccolo’ Delle Aste non avrebbe ne’ voluto ne’ potuto sottrarsi a questo compito – diversamente sarebbe entrato in collisione con Recanati da cui dipendeva per la parte materiale e contro la Santa Sede per l’incuria in cui il santuario sarebbe caduto. E’ infatti proprio il Vescovo Niccolo’ Delle Aste a chiamare a Loreto il Teramano da molti riconosciuto come il primo cronista delle vicende storielle inerenti la Santa Casa di Nazareth e la sua traslazione dalle coste dalmate a quelle adriatiche. La relazione del Teramano affissa all’esterno della Santa Casa contribuirà’in maniera decisiva ad incrementare la tradizione della traslazione miracolosa della Santa Casa favorendo l’incremento dell’afflusso di pellegrini da ogni dove con tutto ciò’ che questo comportava. Del resto già’ i due secoli precedenti il suo arrivo alla villa di Santa Maria di Loreto avevano lasciato i loro effetti deleteri sull’intero manufatto e questo stato di cose convinse il vescovo Nicolo’ ad adoperarsi in tutti i modi per arrestarne il degrado; di fatto tutti i lavori che si eseguono in questi anni riguardano la piccola e “Santa casa di Nazareth” sulla quale oltre i segni del tempo agivano anche i danneggiamenti dovuti ai furti ,agli scassi e quant’altro. I vari autori che ho potuto consultare (Monaldo Leopardi negli annali;Floriano Grimaldi prima citato; Luca da Monterado;P,Benedettucci;Luigi Senesi ed altri) sono concordi nell’affermare che il Delle Aste fu’ impegnato sino alla prima meta’ del suo mandato episcopale nella restaurazione e conservazione
del piccolo sacello della Santa Casa ,e che solo successivamente incoraggiato dal Pontefice e sostenuto dalla Citta’ di Recanati inizio’la costruzione del Santuario cosi’ come oggi lo vediamo.

Quindi il sempre maggiore afflusso di importanti personalità’ e di comuni pellegrini – con tutto ciò’ che ne conseguiva anche a livello economico – convinse la Santa Sede ad emanare le Bolle Pontificie con le quali esautorare prima ed espropriare poi la Citta’ di Recanati della Villa Lauretana. L’altro aspetto che non ho potuto capire e’ il perche’ tutti gli autori danno risalto prevalentemente all’opera di costruzione del Santuario di Santa Maria di Loreto da parte di Nicolo’ Delle Aste ;che solo il Senesi ci narra di una direttiva pastorale di cui diremo in seguito mentre gli altri riportano l’emanazione di una Bolla Papale a favore del Delle Aste , non so pero’ se il Benedettucci abbia tratteggiato l’aspetto pastorale di questo Vescovo che ci si sarebbe aspettato più’ che il resoconto delle opere materiali da Lui realizzate o promosse a favore del Santuario Mariano della Villa di Loreto.

Sicuramente l’aver potuto esaminare i documenti del Benedettucci ci avrebbe reso possibile fare luce sull’aspetto pastorale di questo Vescovo ma dai documenti in mio possesso anche egli si limita a tratteggiare il Delle Aste come il propulsore della costruzione attuale della basilica di Loreto. Speravo di poter ottenere l’aiuto di Mons.Cingolani Don Lauro , la cui indiscutibile esperienza e conoscenza dell’archivio diocesano mi avrebbe consentito di affrontare in modo appropriato questo aspetto e ciò’ non e’ stato possibile per motivi di salute dello stesso Don Lauro-ai quale auguro una pronta guarigione – ma mi piace pensare che la grande saggezza e la vastita’ della cultura di questo nostro Vescovo Nicolo’delle Aste non abbia assolutamente trascurato di trattare delle questioni religiose e morali riguardanti la Diocesi di Recanati – Macerata a Lui affidata. La Bolla Pontificia viene emanata dal Pontefice Paolo 11° con il titolo “Piis Venerabilis Fratris” il 18 Aprile del 1450 e fa’ espresso divieto a tutti i successori del Vescovo Delle Aste di alienare (vendere ) anche un solo calice senza la dispensa papale pena la scomunica del contravventore ed il suo affidamento al braccio secolare della Chiesa per le pene carcerarie previste , oltre all’obbligo per il Comune di Recanati di tentare con ogni mezzo il recupero di quanto indebitamente sottratto e/o venduto.Infatti nel 1464 il Delle Aste allontana dalla chiesa di Santa Maria di Loreto Don Antonio Cicchi accusato di sodomia e latrocinio ed affidato alla magistratura cittadina finirà’ i suoi giorni in modo piuttosto drammatico .

La direttiva pastorale emanata “Motu Proprio”dal Vescovo Delle Aste rigardava invece un comportamento che aveva preso campo in Recanati nella seconda meta’ del 1400 ed aveva per oggetto quei matrimoni che si celebravano solo con rito civile per i quali ai parroci era fatto divieto di dare la benedizione della Chiesa in assenza della celebrazione delle nozze con cerimonia religiosa. Allo stesso modo aveva disposto che in tutto il territorio della sua Diocesi il clero secolare e religioso non avesse più’ potuto alienare i beni di proprietà’ delle rispettive parrocchie o conventi senza aver ottenuto il suo consenso convinto come era che potesse e dovesse vivere con il provento delle offerte dei fedeli.

D’altro canto e proprio nello stesso periodo anche il Comune di Recanati – preso atto che molti Cittadini (le donne in particolare ) si indebitavano oltre modo per il vestiario ed i gioielli da indossare – emano’leggi mirate al confezionamento ed al costo degli abiti ,probabilmente in segno di fattiva collaborazione con il Delle Aste e per evitare il ricorso degli artigiani alla magistratura per insolvenza di molti cittadini oltre al fatto che ponendo un freno a questi usi anche la Chiesa ne avrebbe risentito in senso positivo.

Tutto questo che e’ stato scritto non deve pero’ indurci a considerare il Delle Aste soltanto come un Amministratore dei beni della Citta’ di Recanati e un difensore dei diritti della Santa Sede, perche’ anche se oberato da un carico di lavoro della mole che sino ad ora e’ stata descritta per quanto riguarda la Santa Casa di Loreto non ha affatto trascurato la situazione della Diocesi di Recanati -Macerata.

Proprio nel 1446 la Citta’ di Macerata – allora soggetta alla sua giurisdizione – vede completata la ricostruzione della Cattedrale;elegge San Giuliano a Patrono della Citta’ racchiudendo un braccio dello stesso santo – avuto in dono da un cittadino maceratese – in un reliquiario d’argento ;compone un contenzioso che vedeva contrapposte le Chiese di Recanati e Macerata per una mitra del Cardinale Bontempi(scomparsa non si sa come ) al posto della quale Egli ne dona una sua personale trapuntata d’oro e tempestata di gemme.

Vieta al clero secolare e religioso della sua Diocesi di fare la questua travestiti da mendicanti ed in specialmodo entro le chiese soggette alla sua giurisdizione , cosa allora molto in uso specie in “Villa Laureti” dove per il grande afflusso dei pellegrini la questua risultava più’ agevole.

Allo stesso modo riusci’ a comporre un contenzioso che da tempo travagliava il Capitolo della nostra Cattedrale per una questione di canonici soprannumerari (quindi presenti in Cattedrale ma senza incarichi e di conseguenza senza rendite,ma questo era l’uso dei tempi e la necessita’dei fedeli ne richiedeva la presenza per battesimi,matrimoni,funerali,confessioni,sermoni,predicazioni della quaresima,domenicali e quant’altro connesso al loro stato canonicale. A questo Vescovo si deve la fondazione della Schola Cantorum della nostra Cattedrale nata nel 1461 con la denominazione di Cantoria del Duomo. Sempre al Delle Aste si deve un primo intervento di restauro del monastero di San Benedetto di Castelnuovo nel quale riunisce le monache di San Nicolo’ in borgo Varano e di Sant’Elia del Rione Mercato che a causa delle minacce dello Sforza dovettero abbandonare i propri conventi “extra moenia” avendone Egli permesso l’abbattimento e il riutilizzo dei mattoni per la costruzione della cinta muraria a difesa della Citta’ di Recanati nel 1445. Sempre a Nicolo’ Delle Aste si deve la regolarizzazione dei rapporti tra i canonici di San Vito ed i canonici del Duomo – dove aveva sede l’Episcopio – per i quali dispose la recita quotidiana dell’Ufficio delle ore cosi’ come si praticava nei monasteri ;questa sua attenzione al modo di vita del clero secolare e’ una ulteriore conferma delle sue convinzione e costume di vita che egli teneva, consapevole che l’esempio era l’unico modo di dettare legge nella sua Diocesi. Per il suo interessamento si costruisce la chiesa di Santa Maria di Varano ed annesso convento per ospitarvi i minori conventuali – che vi rimarranno fino alla seconda soppressione del 1860 -ai quali il tre dicembre 1459 dona cinquanta codici a carattere religioso per l’espletamento delle relative funzioni. Lo stemma di questo vescovo che ai nostri giorni si trova a Palazzo Leopardi proverrebbe proprio da questo convento e sembra sia stato trovato dallo stesso Monaldo Leopardi e portato nello stesso palazzo murato sullo scalone di accesso .

Nel rione Mercatale – oggi mercato – la fraternità dei calzolai chiede ed ottiene dal Vescovo Nicolo’ di poter vendere alcune case al fine di costruire il proprio ospedale che rimarra’ attivo sino la 1597 allorché’ l’ospedale Santa Lucia aveva assunto dimensioni tali da renderlo pressoché’ inutile,tanto che il Vescovo Benzoni lo convertira’ in seminario cittadino. L’interesse del Vescovo Nicolo’ alla fondazione di nuove istituzioni ospedaliere e’senza dubbio favorita dalla conoscenza che Egli aveva della medicina – intesa come facoltà’ scientifica – nella quale si era laureato da giovane a Bologna dove pure insegnava filosofia e/o medicina. Questa conoscenza della scienza medica unita alla conoscenza della filosofia gli avevano conferito quell’alone di di autorevolezza che spiega il perche’anche la nostra magistratura cittadina era spesso acquiescente alle decisioni che via via il Vescovo prendeva nell’amministrazione della diocesi e quindi anche della cose lauretane.

Dal canonico Vogel sappiamo che tra i codici donati ai Frati Minori Osservanti ve ne erano molti che trattavano di medicina,logica,grammatica ,retorica ,e che il Nicolo’ avesse insegnato all’Università’ di Bologna – anche se non specifica in quale facoltà’- per ber quattordici armi. Inoltre non bisogna dimenticare che anche a Loreto questo Vescovo si adopero’ per la costruzione
dell’Hospitale – cosi si chiamava inizialmente – quale ospizio per i pellegrini poi divenuto ospedale al pari delle analoghe realta’ ospedaliere esistenti in Recanati. Non si hanno notizie sull’uso delle carceri pontificie – che ancora si possono visitare – sotto l’attuale museo diocesano ,probabilmente non vi fece mai ricorso proprio per la sua grande umanità’ e saggezza e del resto gli studiosi da cui ho tratto queste notizie non ne fanno alcun cenno;sappiamo pero’ con certezza – perche’ dagli stessi ci viene riferito – che non esitava a prendere decisioni drastiche nei confronti del clero religioso e secolare espellendo dalla Chiesa di Santa Maria di Loreto i responsabili di furto ed ogni altro misfatto affidandoli alla magistratura recanatese. Si adoperava anche per la difesa degli innocenti a lui sottoposti gerarchicamente. E’ significativo quanto fece per dimostrare al comune di Recanati l’innocenza di un suo collaboratore – tale Don Antonio da Teramo ingiustamente accusato di furto – che arrivo’ con atto notarile a dimostrare che questo Don Antonio aveva speso delle sue sostanze – per la ricerca del calice trafugato – più di quanto questo valesse.Owiamente il calice – dono degli Estensi di Ferrara – non fu’ più’ trovato ,ma il suo interessamento valse a scongiurare il peggio per il Don Antonio. Ho avuto modo di leggere in un volume di Luca di Monterado anche l’organizzazione della giornata tipo di tutti gli addetti al culto – come gli operai esterni – che era improntata allo stile monastico ancora oggi in uso e cioè’ alzate molto mattutine per la celebrazione dei Salmi delle ore Canoniche , celebrazione delle messe , lavori – ognuno per quanto di competenza – sino all’ora terza ,poi il pranzo durante il quale un lettore leggeva brani delle Sacre Scritture ed altri di carattere Mariano; a nessuno era permesso derogare – se non per gravi motivi di salute – dall’orario e dal menu’ giornaliero del pranzo,che andava consumato in un rigoroso silenzio e cosi via sino a compieta – atto comune che chiudeva la giornata lavorativa dopo di che si chiudeva la Chiesa e a due per due si avviavano alle proprie camere per la notte. A nessuno poi era permesso di dormire da solo e quanto meno di scambiare parola dopo la recita della compieta e della Salve Regina.

A questo proposito sembra che qualche esponente di punta del clero di Loreto si sia adoperato in assenza del Vescovo Delle Aste per ottenerne l’allontanamento ma la cosa non riusci’ anche per il
concorso del Comune di Recanati che aveva in grande stima e considerazione questo prelato. Alla Citta’ di Recanati dedica le sue attenzioni particolari in materia di assistenza e sanità’ per i poveri e gli ammalati per i quali come e’ stato detto in antecedenza curo’ la fondazione di un ospedale adatto alle crescenti necessita’ cittadine. Volle pure mantenere a sue spese – nel rispetto del suo predecessore – il costo degli studi in diritto canonico e civile per due giovani studenti recanatesi presso l’Università’ di Perugia. Si adopero’ per la ricostruzione del Monastero di Santa Maria di Varano – attuale chiesa del cimitero cittadino – dove soggiorno’ anche San Giacomo della Marca. Forti furono i suoi legami con la Confraternita di Santa Lucia alla quale raccomando’ con propri e
consistenti lasciti l’assistenza ai poveri ed agli ammalati. Ad onor del vero questa a questa confraternita recanatese va ascritto il merito di aver edificato – secondo il volere del Delle Aste  l’Hospitale di Loreto sul finire del 1400,e che in seguito per mutate esigenze dei pellegrini sempre più’ numerosi presenti a Loreto assumerà’ dimensioni tali da diventare un vero e proprio ospedale poi ricostruito con il nome di Ospedale Santa Casa dove oggi lo vediamo.

Alla confraternita di Santa Lucia quindi va senza dubbio attribuita la paternità delle attuali strutture ospedaliere delle due Citta’. Ritornando alle vicende lauretane ed anche per l’autorevole appoggio morale e religioso che riceve dalla comunità recanatese e dal Pontefice Paolo 11° iniziano i lavori di costruzione della Basilica quale oggi noi vediamo,ma che il Delle Aste per motivi di età’ non riuscirà’ ad ammirare, per la quale nutre ancora un affetto legato alla Santa Casa di Maria e – per la Basilica Lauretana che voleva inespugnabile anche dai corsari turchi – seguita ad amministrare i proventi dovuti a lasciti e donazioni che giungono da ogni dove ,e che unitamente agli sforzi economici della comunità’ recanatese gli permettono di continuare la prosecuzione dei lavori nella stessa Basilica.

Come tutte le creature terrene anche il Delle Aste sente oramai prossima la fine del suo viaggio terreno e nell’anno 1469 dispone che sia fatto l’inventario di tutti i beni mobili ,immobili,rendite , lasciti

riguardanti la Villa di Santa Maria di Loreto,nonche’ della mensa Vescovile di Recanati – Macerata. Siamo giunti al mese di settembre dell’anno 1469 ed il Delle Aste alla presenza dei suoi più’ stretti collaboratori , presenti i Priori della Citta’ di Recanati – assistiti dal Segretario comunale (Angelita)-apre una cassetta di legno ,ne estrae due sacchetti che apre davanti agli astanti; si contano 2 mila e più’ ducati che il Vescovo dichiara essere proventi di offerte e lasciti per la Santa Casa di Maria,da impiegarsi solo per questa opera e richiusili nei sacchetti li sigilla con il proprio anello e li consegna agli impiegati del Monte , poi chiesto – sotto giuramento dei presenti – il silenzio su quanto sapevano sino alla sua morte”cum benedictionem licentiavit nos omnes”.

Queste sono le parole riportate dall’allora Segretario comunale Angelita che ratificano l’ultimo atto pubblico del Vescovo Delle Aste preceduto dalla accorata raccomandazione di seguitare la sua opera. Il 7 Ottobre del 1470 cosi come era religiosamente e piamente vissuto per novanta anni ritorna alla Casa del Padre con grande cordoglio di tutta la Citta’ di Recanati che protrarrà’ le onoranze funebri per ben tre giorni e per iniziativa delle Confraternite di Santa Lucia e dei Mercanti verrà’ sepolto nella Cattedrale di Recanati in un Sarcofago di Pietra ancora oggi esistente a testimonianza della venerazione e della stima che la Citta’ di Recanati gli aveva sempre mostrato.

Nicolo’ Delle Aste visse in prima persona nella frugalita’,nella modestia,e nell’amore verso gli ultimi della societa’recanatese del suo tempo,donando quanto aveva di sua proprietà’ per alleviare le sofferenze degli ultimi, pur non trascurando di incentivare il culto alla Vergine Maria per la cui Santa Casa di Nazareth profuse ogni energia divenendone il principale propulsore. Non si hanno , sotto il suo episcopato , notizie relative al Duomo che invece subirà’ importanti modifiche nel 1600 ,con la costruzione del nuovo episcopio che nasconderà’ alla nostra vista buona parte della porzione esterna dell’abside del Duomo stesso,che ai suoi tempi aveva una pianta ottagonale con un suo fascino architettonico non indifferente,mentre sappiamo che il palazzo vescovile era ubicato lungo l’attuale Via della Residenza ,oggi sede del Museo Diocesano e che sovrasta la strada di circonvallazione che passa tra la Piaggia di Castelnuovo ed il Duomo sovrastante. Dispiace non poter avere approfondito anche l’aspetto culturale e religioso di questo Vescovo straordinario,ne’ del resto ne sarei stato capace,ma la sua vita integerrima e la sua condotta irreprensibile,il suo attaccamento alla Vergine Maria ed il suo amore cristiano verso gli ammalati ed i poveri a Lui affidati dal mandato episcopale ricevuto trenta anni prima ne hanno fatto un gigante che dal silenzio e dal nascondimento dell’urna funeraria in cui riposa nel Duomo di Recanati seguita a raccogliere i frutti alla causa di Dio.

Non a caso il Vescovo Niccolo’ Delle Aste riposa entro lo stesso tempio a cui la Citta’ di Recanati un secolo prima ha voluto affidare le spoglie mortali di un altro gigante della Chiesa – Papa Gregorio XII0 – che al fine di ricomporre un grave scisma non ha esitato a deporre la tiara pontificia per il bene della Chiesa.

Da Monaldo Leopardi ,dal Benedettucci,da Floriano Grimaldi e Katy Sordi nonché’ da Luca da Monterado ho tratto queste notizie che non sono certamente sufficienti a descriverci il personaggio ma che sicuramente ci daranno una motivazione in più’ nell’apprezzamento e nella stima della sua grande figura ed opera di Pastore rivolta alla venerazione della Vergine Maria ed all’amore verso gli ultimi cosi come Gesù’ ci ha insegnato.

Stemma Gentilizio della Famiglia Delle Aste di Forli

tratto dal volume dì Senesi Luigi del 1902 posto al N°20 della serie dei Vescovi di

Recanati – Loreto

Contrariamente al Leopardi che lo mette al XXIII posto nella sua Storia dei Vescovi dì Recanati – Loreto

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