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Mariano Luigi Patrizi

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La sua vita, ben nota ai più anziani tra i presenti, e forse poco conosciuta dai giovani e merita un breve ricordo. Fu vita esemplare, interamente dedita al lavoro scientifico e al culto degli ideali di Patria e di Progresso umano e sociale. Mariano Luigi Patrizi nacque da famiglia di operai e – com’egli disse in un discorso, tenuto alla Società operaia di Recanati il 28 Settembre 1922, nel quale «come fra pareti domestiche» diede «libero sfogo a rimembranze personali»«senza figura retorica fu operaio». Lavoro come garzoncello nella bottega di falegname di un mastro, che aveva il nome di un profeta – Geremia! – e poi nella officina di Peppi de’ Rascioni. Da quell’umile lavoro venne a distoglierlo l’aiuto di preveggenti e benefici cittadini recanatesi e la valentia didattica di un dotto e pio insegnante il Prof. Bravi, che lo aiuto a superare d’un sol balzo ben 4 anni delle scuole ginnasiali e ad accedere al liceo di Camerino. Fu ospitato gratis in quella città presso un’agiata famiglia, in cambio di alcune sue prestazioni, tra le quali – egli scrive – «si venne tacitamente consolidando quella di prestare aiuto, nel fare il pane casalingo». Dal Liceo Camerinese entro nell’Università, con la scelta della Facoltà di Medicina e Chirurgia e il conseguimento della laurea presso il Regio Ateneo Romano il 9 Luglio 1890. L’ingegno precocissimo e la sensibilità acuta del Patrizi ebbero nutrimento sostanzioso e stimoli vivificanti durante quegli anni di studio nell’Ateneo Romano, ove si andarono formando e consolidando la sua cultura scientifica, il carattere e la sua fede positivistica.

Fu in quegli anni, ch’Egli conobbe ed amo il suo primo Maestro, il fisiologo Jacopo Moleschott, cui lo legarono non soltanto imperituri vincoli intellettuali di reverente discepolo, ma I’affettuosa consuetudine familiare, derivante dalla sua unione in matrimonio con la Dott. Elsa Moleschott, figliuola del Maestro. Fu pure in quegli anni, che Egli visse la sua breve stagione di poeta, pubblicando presso la tipografia editrice recanatese dei fratelli Simboli 3 volumi di versi: Vigilia d’armi del 1886; Ginestre del 1887 e Fuochi fatui del 1890.

In quell’anno 1890 conquisto la laurea e la sua attività si concentra tutta nel lavoro scientifico. Attirato dal prestigio scientifico e dal fascino della intelligenza, alla sua congeniale, del fisiologo torinese Angelo Mosso, anch’egli allievo del Moleschott, 1’anno seguente il Patrizi si trasferì a Torino e divenne assistente del Mosso nell’Istituto di Fisiologia sperimentale dell’Università torinese. Resto in quell’Istituto per 3 anni, durante i quali apprese dal Maestro alcune tecniche di fisiologia sperimentale, e in parti- colare, i metodi pletismografico ed ergografico, che impiego, sviluppandoli e perfezionandoli, per tutto il resto della sua vita di ricercatore. Sono di quell’epoca gli studi sul lavoro muscolare in relazione alla temperatura del corpo, quelli riguardanti l’azione del caldo e del freddo sulla fatica dei muscoli dell’uomo, e le ricerche sperimentali su la contrazione dei muscoli striati e i movimenti del Bombix mori (il comune baco da seta) e sulla contrazione muscolare di animali ibernanti nel sonno e nella veglia. Questa sperimentazione sugli animali, iniziata nel laboratorio di Angelo Mosso, venne ripresa in seguito di tempo in tempo per approfondire lo studio di singoli problemi di fisiologia, ma non attiro mai eccessivamente il Patrizi. Nella complessiva mole delle sue pubblicazioni, che raggiungono il numero di 88 tra note e monografie – ed è probabile che una indagine bibliografica più approfondita possa ulteriormente elevare questo numero -, le note riferentisi a lavori di sperimentazione sugli animali superano appena la diecina.

L’uomo fu sempre al centro dell’interesse e dell’attenzione del Patrizi, il quale, gia nel Laboratorio di Torino diede inizio ad una serie d’indagini sulla influenza di vari stimoli, e in particolare della musica, sulla circolazione del sangue nel cervello umano. Egli utilizzo un giovanetto savoiardo, tale Emilio Favre, il quale aveva una breccia cranica, conseguente ad un trauma, e nel quale pertanto era agevole lo studio delle modificazioni di volume del cervello mediante la registrazione della curva pletismografica cerebrale. In tre note, apparse tra il 1894 e il 1897, vengono descritte queste ricerche, condotte prima a Torino e poi continuate a Sassari su di un altro soggetto, tale Edoardo Pardini.
Nell’anno 1894 aveva frattanto conseguito l’abilitazione alla Libera Docenza in Fisiologia Sperimentale e nell’anno accademico 1895-96 fu nominate Professore Straordinario di Fisiologia Sperimentale presso 1’Università di Ferrara.
Gli anni seguenti 1897-98 e 1898-99 li trascorse quale Professore Straordinario presso 1’Università di Sassari e dal Novembre 1899 venne chiamato a dirigere 1’Istituto di Fisiologia Sperimentale dell’Università di Modena.
In questa Università Egli resto a lungo, per 25 anni, con una parentesi triennale torinese tra il 1910 e il 1913, parentesi dovuta alla singolarita della carriera Universitària del Patrizi, il quale, dopo aver conseguito nel 1902 in seguito a concorso la conferma del titolo di Professore Straordinario di Fisiologia Speri- mentale, nel 1906 raggiunse il traguardo dell’ordinariato universitario.
Riuscì primo ternato nel concorso di Psicologia Sperimentale, richiesto dall’Università di Napoli, avendo per esaminatori due tra i più insigni fisiologi dell’epoca, il Mosso e il Luciani. Egli però non salì alla cattedra, per la quale aveva concorso, ma resto a Modena con il titolo di Professore Ordinario di Fisiologia Sperimentale.

La parentesi torinese, cui prima si accennava, si aprl nel 1910, quando, dovendo scegliere un successore a Cesare Lombroso per la Cattedra di Antropologia Criminale, la Facoltà Medica di Torino espresse ripetutamente il voto die la cattedra di Lombroso venisse attribuita al Prof. Mariano Luigi Patrizi.Di diverso avviso fu per qualche tempo il Ministro della Pubblica Istruzione dell’epoca, Luigi Credaro, il quale, confortato da conforme parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, riteneva che 1’Antropologia Criminale non fosse «ma- teria affine» alla Fisiologia sperimentale, ne alla Psicologia spe- rimentale (le materie d’insegnamento del Patrizi), e che pertanto questi non avesse regolari credenziali per salire alla cattedra, ch’era stata di Lombroso.

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