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Mariano Luigi Patrizi

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Un medico marchigiano umanista
A cura del Comune di Recanati

Non molti anni fa, in questa stessa aula, M. L. Patrizi rivolse un memorabile discorso «alla Materna città di Recanati», dicendosi tra I’altro confuso per la benevolenza manifestata verso «un uomo minuto» in questa aula dedicata a un uomo grandissimo che si chiama Giacomo Leopardi.
Certo molti dei presenti lo ricordano. Ciò dona alla celebrazione odierna il calore di una presenza mai spenta ed il senso di una continuità tra i ricordi e il presente, tra i sentimenti e i giudizi delle varie generazioni, per cui possiamo veramente affermare che non oggi Recanati scopre il valore di M. L. Patrizi, ma lo riconferma solennemente, nell’anno centenario della sua nascita, associandolo cosl per sempre alla schiera illustre dei suoi figli migliori. Come quella di tutti Loro, la sua storia e segnata da una particolare impronta di umanità che lo lega al nostro popolo, alla nostra terra e che rende la sua figura di ricercatore e di scienziato, vicina al cuore e al sentimento di quei suoi coetanei recanatesi che seguirono passo passo i suoi successi e coralmente nell’esempio che desiderava essere.

Proprio l’ottobre 1925, parlando in questa aula diceva tra l’altro: «Riassumo il mio commosso ringraziamento in un fervido voto: nell’augurio cioè che il maggior numero possibile dei miei giovani concittadini, sia sospinto dallo studio e dal lavoro a mete ben più radiose ed invidiabili di quella faticosamente toccata a me; che attorno o sopra a qualcuna delle fronti adolescenti, qui dinanzi schierate, baleni un giorno, non dico l’aureola della felicita, che e aspirazione folle… ma il raggio della grandezza autentica e della gloria a cui ho aspirate invano».

In realtà la testimonianza della sua grandezza e gloria autentica la diedero già i più illustri coetanei. Basterebbe rileggere oggi i giudizi di uomini quasi mitici nel mondo della scienza, come Angelo Mosso, come Giulio Bizzozzero, come Charles Richet, come Charles Fere, come l’Oddi, il Gradenigo, il Binet, Pier Janet, il Lombroso, il Sergi, Mantegazza, Enrico Morselli, Augusto Murri e tanti altri grandi. Lo hanno più di recente confermato anche in questa aula: Silvestro Baglioni, il Bertolani, il Borgatti, il Pupilli, Benigno di Tullio, ciascuno dei quali ha posto in evidenza il valore dell’uomo, del maestro, dell’oratore, del fisiologo, del criminologo, dello psicologo, dell’iniziatore della psicotecnica e della psicologia del lavoro, dell’Umanista, dell’uomo impegnato sul piano civile e sociale, in Patria e all’estero, tra gli operai di Recanati cui dedicava «I discorsi del Campanile», come tra gli Emigranti delle Americhe, ai quali rivolgeva la sua fascinosa parola, diffondendo lo stesso conforto che un altro celebre figlio della nostra terra, Beniamino Gigli, diffondeva con il suo canto.

Ma questo medico, le cui caratteristiche umane, si legano così intimamente e quasi misteriosamente alla nobilissima tradizione che va da Andrea di Mastro Andrea da Recanati, lettore dell’Ateneo Patavino, a Giovanni Falleroni, a Nicola Badaloni, questo «fisiologo integrale», come definì il Bizzozzero, umanista, figlio del popolo, intensamente legato alle vicende sociali e politiche del suo tempo, credo che oggi veda pienamente attuato quell’augurio rivolto ai giovani perchè essi «fossero, sospinti dallo studio e dal lavoro a mete ben più radiose e invidiabili».

II Prof. Giunchi che tra poco commemorerà M. L. Patrizi, e il più degno, il più nobile continuatore di una tradizione che ha visto la città di Recanati in ogni generazione tributare l’omaggio affettuoso e grato ai suoi figli più illustri. Mentre rivolgo al Prof. Giunchi un vivo ringraziamento per le cose che ci dirà, sono certo che esse saranno di esempio e di sprone ai giovani, ancora una volta, e a ciascuno di noi. Mi sia consentito di dire al Prof. Giunchi, che torna tra noi dopo una troppo lunga assenza, che i suoi concittadini oggi, sono doppiamente lieti perchè festeggiano allo stesso tempo due figli illustri tra i quali vedono una coerente affinità. Per questo mi consenta, Professore, di preannunciare che al più presto Recanati si riserva di sollecitare la Sua presenza qui per una nuova cerimonia dedicata al riconoscimento non dilazionabile dei suoi alti meriti, come il Consiglio Comunale da tempo ha solennemente decretato.

Consenta così a Recanati di attuare quella bella immagine di Patrizi, secondo cui «a guisa di taluni farmaci, i quali ministrati in dose moderata e in acconcia applicazione, hanno insieme virtù sedativa ed eccitante» Il plauso ai vivi per il «coscienzioso artigiano intellettuale, può riuscire volta a volta balsamo alle fatiche e allo sconforto e stimolo di energie novelle e di agguerrimento alla lotta. Periodicamente ripeteremo la cerimonia commemorativa, non più in forma celebrativa, bensì nella forma di Convegni Scientifici, i cui temi verranno prescelti da quelli più cari alle ricerche del nostro fisiologo. II Comitato organizzatore e certo che troverà sempre il confortante Consiglio del Prof. Giunchi e il Patrocinio dell’Accademia Medica del Piceno, delle Associazioni Mediche, delle Autorità tutte. Ci auguriamo così che il ricordo di un uomo illustre susciti nuove energie e sproni i giovani alla ricerca scientifica e alla piena partecipazione personale alla vita comunitaria per lo sviluppo civile dell’umanità.

FRANCO FOSCHI

Signor Sindaco, illustri ospiti, cari concittadini, siamo riuniti in quest’Aula Magna del Civico Palazzo per rendere doveroso tributo di lode e testimonianza sincera di affetto ad un nostro concittadino, illustre ed amato, a Mariano Luigi Patrizi. E’ trascorso un secolo dalla sua nascita e più di un tren-tennio ci separa dal giorno infausto della sua scomparsa, ma la presenza di Lui nella città natale, e tuttora viva e quasi operante. Lo è in molti tra i presenti., che godettero dell’amabilissima sua amicizia e furono vivificati dalla potenza fascinatrice del suo grande spirito, mentre dalle piazze e dalle vie cittadine e fin dal civico cimitero Egli ancora ci parla, con quella sua lingua castigata ed elegante, con cui voile eternare, in iscrizioni marmoree, uomini e fatti della storia cittadina; il genio immortale di Giacomo Leopardi, la visita dell’Uomo illustre, ch’Egli elesse a suo maestro, la presenza di modesti, ma significativi protagonisti della vita recanatese, quali l’operaio – artista Giacomo Braccialarghe o il campione, «protagonista plaudito» di giuoco del pallone, Domenico Braconi, il Garibaldino Francesco Pascucci, il laureando in medicina Ugo Belelli. L’odierna celebrazione vuol essere non già la solenne rievocazione dell’opera di Mariano Luigi Patrizi – per la quale occorrerebbe diversa sede e più qualificato conferenziere -, ma la riconoscente attestazione del costante affetto e della reverente ammirazione di tutta la cittadinanza recanatese verso questo figlio prediletto, il quale emerge per possanza d’intelletto e grandezza di animo tra i recanatesi di tutti i tempi, restando secondo solo all’immortale nostro Poeta. Se e vero, com’Egli scrisse, che in grazia del Genio immortale del Leopardi «il nome di una terra oscura, dalle pagine ascose di un dizionario geografico fece trapasso in quelle auree, radiose della storia», dobbiamo riconoscere che molto Egli contribuì affinché quest’ingresso nella storia della nostra città non avvenisse con la sconfortante, ben nota qualificazione di «natlo borgo selvaggio», ma assumesse il suo giusto e vero significato, da lui riassunto nella proposizione: «senza Recanati Leopardi non sarebbe cresciuto poeta». II famigerato «borgo selvaggio» – egli scriveva – sarà anche in tempi lontani meta di pellegrinaggio civile, perche fu culla dell’uomo straordinario; ma sempre più folta sara la schiera di coloro che vi accorreranno perche fu patria, meglio ancora che di lui, della sua poesia».

Durante tutto l’arco della sua vita, a più riprese e con inesauribile ardore, Patrizi sostenne questa tesi, confortandola con dovizia di argomentazioni scientifiche e riuscendo ad imporne la verita a tutto il mondo degli studiosi, anche a quello più recalcitrante dei letterati. Se e vero che «Recanati non sarebbe stata senza Leopardi», e altrettanto certo che «la fama di Recanati sarebbe stata ben diversa senza Patrizi». Noi cittadini recanatesi abbiamo dunque un debito di riconoscenza verso questo insigne figlio della nostra terra, debito che non riusciremo mai a pagare compiùtamente. La parola di un fisiologo o di uno psicologo o di un antropologo o quella di un critico d’arte sarebbe necessaria per illustrare compiùtamente le sue opere e il suo poliedrico pensiero, non quella di un modesto Clinico, quale io sono. Ma Pardire di avere accolto 1’amichevole invito del nostro dinamico Sindaco e dell’Amministrazione Comunale mi proviene dalla intima necessita dello spirito di rendere testimonianza pubblica e di esprimere, quale Recanatese, a nome di tutti i miei concittadini, quei sentimenti di riconoscenza, di affetto e di ammirazione per le qualita eccelse del suo ingegno, che tutti provammo – Lui vivente -, sentimenti non spenti dopo la sua morte, ma piùttosto ravvivati e rafforzati dal trascorrere tumultuoso dei decenni.

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