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Luciana Interlenghi

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Nata a Fermo il 21 luglio 1949. Dopo aver conseguito i diplomi di insegnante elementare e di assistenza sociale, si è sposata a Recanati dove conduce, col marito e il figlio, l’azienda familiare. Nato a Civitavecchia il 1 gennaio 1745, fin dalla tenera età manifestò quelle virtù che lo avrebbero poi innalzato agli onori degli Altari. Nel Seminario di Montefiascone, per la sua angelica innocenza fu considerato un secondo San Luigi, Nonostante le diverse mire dei suoi genitori, divenne sacerdote e, anelando a maggiore perfezione, entrò a far parte della nascente Congregazione dei Passionisti, fondata da S. Paolo della Croce.

“Cara Luciana, tra le tante «riflessioni», che hai scritto con i colori della tua poesia e che ho sempre, gelosamente, conservato nel cassetto, ne ho scelte alcune. Ho staccato dalle pareti della mia stanza i tuoi disegni, tracciati in punta di penna, ne ho uniti altri dei miei e ho consegnato il tutto all’amico editore Andrea Livi. Ti regalo il «risultato» con il grande amore di sempre, non senza avere, prima, ringraziato gli amici, Maria Rita Beccacci Agostinelli, Maria Teresa Bonifazi, Marisa Calisti, Luigina Prosperi Svampa, e Giovanni Zamponi per il loro cortese contributo.”

 

 

 

 

Preghiera

Che cosa metterò nella valigia, Signore, quando mi chiamerai? Ho poche cose da sistemare: una scatola di gioventù ribelle, una di sogni fermi in uno sguardo non ancora spento, una scatola di piccole malinconie dolci, una bracciata di amore maturo. … Ma la mia valigia è legata con spago di paura. V E uno spago grosso, spesso e teso, a tal punto che non riesco a slegare i suoi nodi. La mia valigia non si apre. Ti porterò una valigia vuota, Signore, e ti chiederò di sciogliere i miei nodi. Poi la riempiremo insieme di pace.

Dubbio

Verso quale angolo di ciclo indirizzeremo i nostri passi troppo radicati a terra? Verso quale angolo di ciclo alzeremo le nostre mani intrecciate come rami di quercia? Cattedrali gotiche, guglie che trafiggono la luce del sole, romperemo mai i confini e apriremo mai un varco tra le nebbie celesti, tormento di verità? Verso quale cielo noi?

Sospensione

Ectoplasmi statici ombre vaganti spettri residui del passato affollano notti convulse.
Paura atavica in attesa della luce.

A mio padre

Mani che disegnano, occhi pensosi e attenti al tratto sicuro.
Le mie braccia si fanno cornice intorno al quadro che mi appartiene … e ti stringo forte.

PER IL COMPLEANNO DI MIA MADRE
Sei tu piccolo involucro il contenitore prezioso dei miei affetti… e gli occhi piangono amore ricordando.

A MIA FIGLIA

Percezione inerte irreale eterea di te passaggio lieve di farfalla nel mio essere madre comunque… sempre figlia mia.

DEDICATO A TE

Ho percorso strade di miele ho cantato poesie di felicità ho colorato gli occhi di sole e ho trovato te che mi aspettavi amore mio.

RECANATI

L’intreccio di rami senza foglie, merletto della stagione invernale, è cornice di questo paese che mi accoglie da un tempo ormai ricco di ricordi.
Io che non smetto di stupirmi Alla vista dei suoi colori. L’abbraccio con lo sguardo alla recitando la preghiera della sera.

SUI MERCATINI DELL’ANTIQUARIATO

Regalo foto agli amici per ricordare storie che abbiamo vissuto insieme: coriandoli della mia e della loro vita, tessere medesime di mosaici così diversi, ma sovrapposti per un pugno di tempo. Chissà un giorno chi mai raccoglierà quelle impronte lasciate sulla carta? Noi saremo lì, comunque, ancora insieme, a sorridere tra vecchi amici, suini banchetti dei mercatini dell’antiquariato.

 

La valigia

“È facile immaginare la forma ed il contenuto della Valigia di Luciana. Sicuramente essa è vasta, profonda, accogliente e confortevolmente calda: un sereno rifugio, per i suoi cari.
Ma è immaginabile la fatica necessaria per renderla così? Quanto meticolosa e attenta sia stata la cura posta nell’attenuare ogni possibile asperità?
Il contenuto spande i familiari, confortanti odori di sentimenti eterni, vissuti con amore «.. .pasto veloce a mezzogiorno!/ Per non compromettere la dieta,/ un abbondante e sano contorno d’Amore»,
E sono immaginabili la determinazione, il rigore, la costanza, la disciplina necessari a mantenerli sempre rigogliosi? «…ed io,/ albero di Natale per i miei/ con i doni/ appesi alle braccia,/ ho voglia/ di felicità». «… ancora una volta/ apriamo la, scatola/ delle statuine del Presepe!’personaggi della famiglia anch’essi». Riusciremo a capire quanto sia stato faticoso riporre nella valigia intatto tutto ciò che è necessario preservare «… una scatola di gioventù ribelle,/ … una scatola di piccole malinconie dolci/ una bracciata di amore maturo»; con quanta paura ogni giorno Luciana controlli che tutto il contenuto sia in bell’ordine, pronto per la chiusura; il dolore nello scoprire che la valigia va rifatta, va rifatta, va rifatta, quasi ogni giorno.
Nella valigia di Luciana ci sono tutte le cose che ognuno di noi vorrebbe tesaurizzare e contemporaneamente mancano tutti gli strumenti di difesa personale.
Luciana si consegna totalmente all’amore «… Vivo la vita/ respirando amore/ il cuore canta… » e la vulnerabilità è la paura più profonda «La mia valigia è legata con spago di paura/ è uno spago grosso/ spesso e teso». La consapevolezza che nulla o quasi potrà se i nodi decideranno di non scioglier­ si, e che non basterà tutto l’amore di questo mondo per far sì che questo avvenga.
La paura di dover constatare che pur avendo fatto tutto, anche l’impossibile, forse ciò non sarà abbastanza.Il suo cuore trema ma non per sé che scherza con i «cari amici… vi conto,/ ordinati,/ come su scatole di cioccolatini/ protetti/ dal marmo/ Lucidato a dovere… », mentre «… la vecchia Signora con la falce/… aspetta sorniona… », trema per i suoi cari «… e lei correva,, correva per loro/ correva sempre, sì…», e vorrebbe per loro ciò che ella stessa ha ricevuto: «.. .pappe dolci/.,.e cure d’amore… ».
E allora non resta che mettere tutto nelle sole mani che possono «…. Raccoglieremo foglie d’ulivo/ e ne faremo ali/ per liberare/ da abominevoli braccia/ l’Agnello sacrificale… ».
Nella Valigia di Luciana c’è una Fede profonda, lucida nel suo totale abbandono anche se occasionalmente trafitta dal dubbio «… Verso quale angolo di cielo/ indirizzeremo/ i nostri passi/ troppo radicati a terra…», ma consapevole della responsabilità che comporta il possesso di un’anima immortale che deve essere riconsegnata intatta dopo il passaggio terreno «…curva verso la terra,/ ruga profonda di me stessa, avrò vergogna/ nel presentarmi/. …E riconsegnerò a Te/ il cuore palpitante di fanciulla», e la funzione della valigia è anche questa: preservare un cuore di fanciulla.
Luciana con piana, impeccabile scrittura descrive ­ come del resto fa magistralmente anche con penna e china ­ per amorose spirali, il mondo degli affetti che la circonda e che lei circonda di cura perché esso non perda il senso, la sostanza, la profondità; perché nulla, neanche la più piccola briciola vada perduta. La Valigia di Luciana si fa, quindi, scrigno a protezione di «gioie preziose».

Maria Teresa Bonifazi

“…Ve un’identificazione dello sguardo con il nome segreto delle cose, e da quella identificazione trascende una metamorfosi di tutto l’essere e delle cose stesse verso una sintesi più alta, dove la descrizione è assorbita dall’illuminazione, la circostanza dall’essenza, il frammento dall’infinito. Una simbiosi sulla linea di confine, là dove al poeta è chiesto di completare il mondo: è questa la riva della rivelazione dalla quale Luciana Interlenghi fissa la realtà con atteggiamento di figlia e di abitante di una casa di cui non può che scoprire e catalogare se non i particolari. Anche gli affetti sono particolari. Ma, al tempo stesso, sempre sul bordo di quella riva, ella rigenera un kósmos con gesto di madre e ce lo affida. È un grembo fecondato da un amore che travalica gli intrecci inestricabili dell’esistenza per aprirsi al richiamo delle sue insondabili e invisibili regioni, restituendole a noi come ragioni di senso, o almeno come risorsa di tutela dallo smarrimento. Mi piace immaginare come l’ape che dagli innumerevoli e sparsi fiori, quasi come da incontri fuggevoli e contingenti, sugge il nettare nascosto oltre l’apparenza, ma non celato a lei che ne possiede l’istinto vivente, il sensore adeguato, il codice di riconoscimento. Ella non toglie nulla, che anzi il suo posarsi di corolla in corolla è premessa e promessa di altri germogli, di altri fiori, di altri frutti. E per tutti il nettare si muta in dolcissimo miele, elaborato con sollecitudine meditata, offerto con infinita tenerezza.”

Giovanni Zamponi

sito web: http://www.lucianainterlenghi.it

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