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L’ottavo giorno

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Dio è un papà pieno di fantasia.

Basta aprire gli occhi. Ha voluto l’universo come una mamma vuole il suo bambino. E ogni cosa nell’universo parla di Dio.

L’ottavo giorno, il Signore tornò a guardare la sua Creazione. C’era qualche ritocco da fare. C’erano dei sassi sui greti dei fiumi, grigi, verdi e picchiettati. Ma sotto terra i sassi erano schiacciati a mortificati. Dio sfiorò quei sassi profondi ed ecco si formarono diamanti e smeraldi e milioni di gemme scintillanti laggiù nella profondità.

Il Signore vide i fiori, uno più bello dell’altro. Mancava qualcosa, pensò, e posò su di essi un soffio leggero: ed ecco, i fiori si vestirono di profumo.

Un uccellino grigio e triste gli volò sulla mano. Dio gli fischiettò qualcosa e l’usignolo cominciò a gorgheggiare.

Dio disse qualcosa al cielo e il cielo arrossì di piacere. Nacque così il tramonto.

Ma che cosa mai avrà bisbigliato il Signore all’orecchio dell’uomo? Gli bisbigliò, in quel giorno lontano, in quell’alba remota, una sola parola: «Ti voglio bene».

Anonimo