Una persona saggia, sempre disponibile e pieno di amore per il prossimo. Uomo di una profonda cultura, ma al contempo di tanta umiltà.

Ricordiamo di quando faceva lo scaricatore di porto in Germania e lavorava sopra le sue forze per essere al pari di quanti facevano lo stesso lavoro.

Solo per obbedienza sarebbe tornato in Diocesi e l’allora Vescovo di Macerata, il Cardinale Tonini, gli mandò un foglio con diverse proposte che andavano dall’essere suo segretario particolare a parroco di una piccolissima Parrocchia di campagna di Tolentino e che aveva l’abitazione un po’ diroccata.

Don Giovanni di fronte all’obbedienza scelse proprio l’ultima delle proposte e diventò Parroco alla periferia di Tolentino nella Chiesa di San Giuseppe.

Questa era una Parrocchia talmente povera e scomoda che nessun sacerdote era disposto ad andarci.  

Noi eravamo tanto preoccupati per don Giovanni, perché con una salute un po’ fragile si sarebbe potuto ammalare. La casa era sempre gelata e una stufetta elettrica era insufficiente a riscaldarla.

Intanto i parrocchiani di San Giuseppe scoprirono il valore grande di don Giovanni e incominciarono ad avvicinarsi a lui, andandolo a trovare e facendogli compagnia, soprattutto nelle lunghe serate fredde dell’anno. 

E ogni fine settimana tanti affezionati parrocchiani di Castelfidardo andavano a Tolentino, proprio e solo per incontrare lui.

E’ sempre in quel periodo che riuscì a trovare del tempo per studiare e per laurearsi in lettere e filosofia, cosa questa che gli diede la possibilità di venire ad insegnare a Recanati, ove la sua fama poi si diffuse ovunque e tanti correvano da lui per un consiglio e per un aiuto.

Il Vescovo di Macerata Tonini, che sarà poi Cardinale, fece un errore di valutazione. Era evidente che don Giovanni, di fronte alla situazione di una scelta, avrebbe optato per l’ultima delle proposte… diventare Parroco di San Giuseppe di Tolentino.

Giunto a Recanati, dopo aver vinto il concorso per l’insegnamento di storia e filosofia al liceo classico, incominciarono i giorni che vedevano sempre la fila a Sant’Agostino di quanti volevano fare un colloquio con lui.

Possiamo dire chiaramente che questo sia stato, per tutto il periodo di sua permanenza, un po’ l’affermazione per il suo prestigio e per il suo apostolato, soprattutto tra i giovani della città.

 Passano i mesi e passano gli anni, e il ricordo di don Giovanni è in noi più vivo che mai.

Angela Galassi
Presidente