Home Agostiniana IL TEMA DELLA FEDE NELLA REGOLA DI S. AGOSTINO

IL TEMA DELLA FEDE NELLA REGOLA DI S. AGOSTINO

1436
0

Sarebbe bello recitare questa preghiera semplice tutti i giorni per convincerci che c’è il Cristo Soccorritore e Redentore.  Se la comunità è fatta di queste persone, questa è la testimonianza più bella ed è come il miele che attira; è l’esperienza della libertà cristiana che attira; le persone non è possibile che rimangano lontano, vengono, bussano se glielo diciamo con umiltà. Non siamo super uomini, non siamo super donne, siamo redenti, amati. Qualche volta litighiamo pure. C’è un’altra Regola dove si parla di non litigare? Questa è una Regola unica al mondo. Ma se capita, ci raccomanda Agostino, l’importante è che ci riprendiamo. Che umanità! Questa è l’umanità redenta.

Nel  libro successivo delle Confessioni Agostino ci dice: Cosa amo quando amo il mio Dio? Perché tutti capiscano che la speranza c’è per tutti, la soluzione sta nell’essere consapevoli che amare Dio non è amare un fantasma, ma amare la bellezza, amare l’amore più grande che esiste. Agostino lo sapeva benissimo, aveva abbracciato la sua donna fino a qualche giorno prima, per questo parla di abbraccio. Ma l’abbraccio più bello è quello dell’uomo interiore dove noi siamo quello che siamo. Allora capite la testimonianza di questo uomo interiore, di questo uomo libero, diventa una proposta incredibile. Certo inizialmente le persone non vengono come le mosche, ma qualcuno verrà e verranno. Se tu cominci, vedrai che verranno anche altri, perché vedranno la tua vita. Apprezzeranno il gusto della tua umiltà. Così sai riconoscere i tuoi limiti, sai riconoscere che la tua forza e quella della tua comunità non siamo noi, ma Lui; Lui pregato, amato, lodato. Questa libertà, questa visione nuova della chiesa, la vediamo già fin dall’inizio del primo capitolo degli Atti e si vede come era la Chiesa di Gerusalemme: perseverante nell’ascolto della Parola, della comunione… E cosa vuol dire ciò? Non è certamente facile essere perseveranti nella comunione, però quando dice comunione non dice quello che siamo riusciti a fare noi, ma significa essere perseveranti nella fede nello Spirito che abita nei nostri cuori. La vera comunione non è una cosa nostra, ma è il dono gratuito di Dio e da questo dono io mi alleno a creare comunione,  ma non si può creare comunione se io ti guardo secondo la tua storia o secondo i tuoi difetti; ciò non è possibile e tante volte la vita di comunità diventa un inferno proprio per questo motivo. Quelli che sono sempre lì a vedere solo le pulci! Questa non è la vera comunità perché non si vive nella vera libertà e la vera libertà c’è quando si incontra la grazia di Dio e non c’è la dipendenza da questa o quest’altra persona. Allora la prima Chiesa, la pienezza della Chiesa che resta è quella di una comunità che crede nelle possibilità di Dio e allora mette in comunione tutto ciò che ha. E lo fa con gioia e non con il mitra puntato per vedere se riesci, se hai qualche in conto in banca… Siamo entrati in comunità per far vedere che la chiesa è questa. E’ lo spirito di libertà, di gioia, altrimenti non si dà testimonianza, altrimenti è inutile.

La fede in un Dio diventa il nostro amore. E diventa il nostro servizio. Chi è il più bravo della comunità? (v. cap. V della Regola). Colui che serve. Ma come fai a servire se non sei consapevole di Colui che ha dato la vita per te. Come fa una comunità a servire se non celebra l’Eucarestia con amore e con fede. Celebrare l’Eucarestia con fede significa essere contenti di servire e di dare la vita per la propria comunità. Vedete è sempre una questione di fede. Questa è la contemplazione universale per tutti. Questa è la contemplazione più importante: dall’amore di Dio che abita in te amare gli altri con lo stesso amore di Dio e qui quanti testi di Agostino possiamo trovare: La legge di Cristo è la carità, e la carità non si compie se non portiamo i pesi gli uni degli altri. Sopportatevi a vicenda con amore, – aggiunge l’Apostolo – e studiatevi di conservare l’unita dello spirito mediante il vincolo della pace (Eph 4, 2-3). Quando tu eri infermo venivi portato dal tuo prossimo; adesso che sei guarito devi essere tu a portare il tuo prossimo: Portate i pesi gli uni degli altri, e così voi adempirete la legge di Cristo. E’ così, o uomo, che tu completerai ciò che ti mancava. Prendi, dunque, il tuo lettuccio. E quando l’avrai preso, non fermarti, cammina! Amando il prossimo e interessandoti di lui, tu camminerai. Quale cammino farai, se non quello che conduce al Signore Iddio, a colui che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente? Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo lo abbiamo sempre con noi. Porta dunque colui assieme al quale cammini, per giungere a Colui con il quale desideri rimanere per sempre. Prendi, dunque, il tuo lettuccio e cammina. (Comm. Vang. Gv 17,9).

Questa è la visione della libertà e della fede nella comunità. Sarebbe da sviscerare ogni passo della Regola, per farci capire che è sempre una questione di fede nella grazia. Di fede nell’amore di Dio che è più grande  e cambia lo stile della vita, non come uno sforzo nostro ma come una meraviglia quotidiana per quello che il Signore ci ha donato. Non voglio qualificare tutto questo come agostiniano, non voglio fare di tanti discorsi pro domo nostra; questa è la chiesa che nasce dalla Pentecoste.

fonte: http://isa.augustinians.net/it/risorse/materiale-agostiniano/105-il-tema-della-fede-nella-regola-di-s-agostino

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.