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Custodiamo la parola «risurrezione»

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Custodite la parola «risurrezione», anche se supera, come supera, ogni vostra capacità di immaginazione e persino le vostre più ardite speranze. Custodite la parola «risurrezione» e il segreto che essa racchiude. Perché la risurrezione è un segreto. Il mondo non ne sa nulla. Solo i discepoli ne erano al corrente. Ma attraverso i secoli abbiamo talmente sbandierato questo fatto, che non sappiamo più che è un segreto, il segreto del mondo e dell’intera vicenda umana. Un segreto non da nascondere, certo, ma neppure da sbandierare come se fosse nostro anziché di Dio. Piuttosto siamo chiamati a vivere questo segreto come potenza di cose nuove nella storia.

Siamo chiamati a vivere il segreto della risurrezione come potenza di insurrezione, certo, che ricrea il mondo rendendolo giusto, ma anche come potenza di perdono, che ricrea il mondo rendendolo innocente, e come potenza di riconciliazione, che ricrea il mondo rendendolo fraterno, e come potenza di pace, che ricrea il mondo rendendolo umano – mondo di uomini e non di belve, un luogo per vivere e non per morire. Custodiamo la parola «risurrezione» e non scambiamola con nessun’altra. Custodiamo il segreto che essa racchiude e ad un tempo rivela: credere in Dio e credere nella risurrezione è proprio la stessa cosa.

(G. CRESPI, Croire aujourd’hui, Paris 1970)