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Beato Placido da Recanati

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Molti sono stati gli scrittori, che in diversi tempi hanno narrato la vita e le virtù eroiche del Beato Placido, gloria e splendore della città di Recanati nel
Piceno. Nel 1474 il primo a compendiarne la vita fu il Padre Obbediente Angelita nobile recanatese.
In seguito scrissero del Beato il Padre Filippo Ferrari Alessandrino dei Servi di Aria Lodovico Jacobilli patrizio folignate, il Padre D. Modesto Benvenuti, Monaco Silvestrino, gli eruditi e celebri bollandisti, il Padre Vincenzo Coronelli, Generale dei PP. MM. Conventuali, il Padre Diego Calcagni della compagnia di Gesù, il Padre lettore D. Silvestro Albertazzi, Monaco Silvestrino, ed in fine il Molto Rev.do D. Pietro Ferri, Altarista nella Cattedrale di Recanati nel 1788.

E da deplorarsi, che in Recanati non corra nelle mani del popolo verun libretto, che dica di  questo Beato, verso cui generale è la devozione, ed a cui con fiducia da tutti si ricorre, come ad intercessore di grazie appresso Dio, supremo donatore di grazie, e di ajuti. Pertanto allo scopo di aumentare la devozione al Beato Placido, sì distinto avvocato di Recanati, come pure allo scopo di promuovere sempre più il desiderio di imitare le sue eroiche virtù, si è creduto di raccogliere le più certe notizie, e di rediggerle in alcuni capitoli, che presentino la Vita, le Virtù, il Culto e le grazie relativamente al Beato Placido da Recanati.
Questo opuscoletto si offre ai recanatesi devoti del Beato, perché sappiano essi le cose principali della sua santa vita, ne vogliano imitare le principali virtù,e sieno così dall’invocato Protettore consolati nelle preghiere, nei voti.
Non sono ignote a chi scrive le differenti opinioni, che si incontrano nella storia del celebre  Vogel relative al nostro Beato; ma perché quelle opinioni non riguardano la sostanza dell’argomento, non si è creduto opportuno istituirne veruna critica, molto più perché con questi cenni della vita del Beato non si ha dallo scrivente altra mira, che il promuoverne una maggiore devozione, specialmente nel popolo di Recanati.

Nascita del Beato Placido e sua educazione

Gli storici non sono concordi nell’assegnare la patria al Beato Placido: la opinione più probabile e comune lo dice nato in Recanati nell’anno di nostra salute 1338 da facoltosi ed onorati genitori per cognome Alberici.
Non fu senza disposizione divina, che al nato fanciullo si imponesse nel santo Battesimo il nome di Placido; fu infatti egli per tutto il decorso della vita di tale carattere, da rendersi affabile e placido con tutti. Il suo padre con tutta sollecitudine procurò di istillare nell’animo di Placido con tutti. Il suo padre con tutta sollecitudine procurò di istillare nell’anima di Placido la devozione, la pietà, il santo timore di Dio. Nei primi anni di vita restò egli orfano dei genitori; fu quindi educato da un suo zio, che ammirando in lui le più belle disposizioni ad una vita ordinata e cristiana, ne prese tutta la premura. Si in Placido l’obbedienza, la pietà, lo studio: edificava con devota assistenza alle sagre funzioni, con modesto portamento esteriore, con la umiltà e piacevolezza con tutti. Considerava i leciti trattenimenti da fanciullo come distrazioni dello spirito, e perciò niente più distrazioni dello spirito, e perciò niente più gradiva quanto il conversare sempre con Dio nell’orazione e l’affaticarsi con tutta diligenza ad apprendere le umane lettere. Ardeva nel suo cuore un amore compassionevole verso dei miseri bisognosi,e per sovvenirli privava più volte se stesso del cibo necessario, che distribuiva a loro. Con questa fondamentale virtù della carità verso Dio e verso il prossimo pose egli il fondamento dell’edificio spirituale,  e si poteva fin d’allora prognosticare il grado eccelso delle virtù, che avrebbero in seguito arricchito l’anima di Placido.

Stabiliti cosi i primi fondamenti della pietà, ed appresi con molto profitto i primi rudimenti delle lettere, fu Placido mandato dallo zio allo studio della scienze maggiori a Macerata. In quella città il nostro eroe in tal maniera congiunse lo studio della legge civile con quello della legge divina, che, alieno affatto dagli apparenti piaceri del mondo ( ai quali l’incauta gioventù si appiglia), continuò con ardore sempre maggiore a stabilirsi nelle massime cristiane,- Fu custode vigilante e glorioso della propria castità, che per tempo affidata da lui al patrocinio di Maria Santissima, conservò illibata e verginale fino alla morte.

Vocazione di Placido allo stato religioso

Era Placido nell’età di venti anni; e, come da fanciullo, proseguiva ad essere generoso assai con i poveri, e particolarmente con i pellegrini, che non solo invitava ma con preghiere abbligava ancora dolcemente a soffermarsi nella casa paterna.   Non erano passati molti anni, che per mistero angelico dalla Dalmazia miracolosamente venne trasportata nel territori di Recanati la S. Casa di Maria Santissima di Nazaret, quando da popoli di remoti paesi veniva questa visitata e venerata per i misteri di nostra Religione ivi compiuti, e per i molti miracoli e grazie di ogni giorno si incontrò con due pellegrini, che da Roma erano diretti a venerare la S. casa di Maria, tenendo il cammino, che da Macerata a Recanati ed a Loreto conduce. Erano di questi due di aspetto grave e modesto, umile e insieme e venerando; coprivano il loro capo con berretta acuta e lunga, alquanto pendente da un lato; vestivano un panno ruvido, ed usavano ai nudi piedi sandali di legno.

Alla vista di tale abito, giammai da lui veduto, restò sorpreso il pio e studioso giovane Placido; si intese commosso internamente, si accompagnò con quei due, li interrogò del loro istituto, e ne ebbe in risposta, che essi appartenevano alla congregazione di S. Barnaba Apostolo, detta degli Apostolini. Informato del tenore di loro vita, intese un grato moto nel cuore, ed un impulso ad abbracciarlo. Abituato a a seguire con docilità li intere ispirazioni di Dio, umilmente con calde preghiere Placido supplicò quei due pellegrini perché lo ricevesse nella loro famiglia.

Quei pellegrini religiosi restarono molto ammirati e consolati di tanta generosità di spirito, e potenza di volontà, per avere veduti essi stessi l’atto eroico del divoto giovane,il quale, venduti subito libri ed arnesi domestici  che aveva, distribuì ai poveri il denaro dalla vendita ritratto. Si intesero quindi ispirati nel promettere a lui, che a Roma sarebbe stato consolato con il permesso di professare l’istituto religioso degli Apostolini. Lo invitarono a visitare intanto in loro compagnia la S. Casa di Loreto, ove avrebbero pregata la Vergine Santissima per conoscere meglio la vocazione celeste.  Bell’esempio per i giovani, che, chiamati da Dio  ad una vita di perfezione, debbono corrispondere alla voce di lui, superando qualunque ostacolo, che il mondo presenta: come pure bella lezione che ci insegna quanta necessaria sia la preghiera per conoscere con certezza la volontà di Dio nella scelta dello stato.

Andò Placido con i due religiosi Pellegrini da Macerata a Loreto, che fu la casa della Madonna, si prostrarono al suolo con la più grande fede e divozione. Placido con umili e fervorose preghiere implorò dalla gran Madre di Dio la efficace intercessione per ottenere dal santo Divino Spirito quella luce e fortezza che gli erano necessarie per conoscere ed eseguire la vocazione di Dio nella scelta dello stato: la Immacolata Vergine benignamente ascoltò quelle fiduciose preghiere, ed il giovane Placido si confermò senza dubbio  nel proposito di abbracciare il religioso istituto degli Apostolini Oh quanto è potrnte la intercessione si Maria presso Dio per noi! Oh come ascolta questa madre i figli, che con fiducia  nei propri bisogni ricorrono a lei!

Soddisfatta la proprio devozione nella visita del Santuario, di qui più grande non si ha nel mondo, ripresero i religiosi il cammino per ritornare a Roma in compagnia di Placido,che nel passare per Recanati, palesò allo zio la propria vocazione,e lo pregò che gli permettesse il seguirla. Lo zio, persona molto pia, chinò il capo, adorando la volontà di Dio,e con lacrime di tenerezza, benedicendolo, lasciò partire suo nipote.

Ingesso del Beato Placido nella religione – Di S. Barnaba Apostolo

L’Apostolo S. Barnaba fu mandato dal principe degli Apostoli nella Lombardia a predicare il Vangelo.Fermossi in Milano, ove convertì tutti quei popoli alla santa fede;e fu primo Arcivescovo di quella città.Congregò sotto alla sua disciplina vari seguaci, i quali insieme vivevano in religiose comunità,e comunemente si chiamavano discepoli cristiani.Seguivano fedelmente gli insegnamenti del Vangelo, predicato loro dall’Apostolo; risplendeva in essi la carità, che con santo vincolo così li univa da formar quasi un’anima sola, un cuore solo: risplendeva pure lo Spirito di povertà, restando ciascuno privo di ogni proprietà, ed essendo tutto a tutti comune.

Fioriva così in quei buoni seguaci di Gesù Cristo il distacco dal mondo, perché convinti che la patria nostra non è la terra, ma il cielo, che quaggiù non possiamo avere la felicità,la quale è soltanto nel godimento di Dio. Praticavano cosi la dottrina novella dell’Uomo Dio, venuto su questa terra  ad insegnare la verità, ad essere la via ed a proporre la vera vita all’uomo ingannato, fuorviato, e spiritualmente morto.  Quei seguaci fedeli del Santo apostolo Barnaba si chiamavano Apostolini; e per sfuggire le persecuzioni contro i cristiani,si nascosero quali eremiti nel deserti:allora non dicevano messa, come fecero di poi;il Santo Apostolo non li ordinò subito sacerdoti: però non solo si occupavano nella salmodia e nelle orazioni mentale,ma oziando in opere manuali ed a vantaggio del prossimo, quanto al proprio stato di vita veniva loro permesso. Ben raggiungevano l’adempimento delle proprie obbligazioni, secondo lo  spirito di Gesù Cristo, ottenendo grazie speciali con la mortificazione di sé stessi, che ben volentieri si dedicavano a’ digiuni, e ad altre salutari penitenze. Dispersi così in vari luoghi solitari sene stettero molto tempo, sino all’anno trecento ottantacinque, quando S. Ambrogio Arcivescovo di Milano li ridusse nel famoso Monastero detto S. Ambrogio ad Nemus,così denominato dall’antico e folto bosco che ivi era; e perciò di poi furono chiamati anche Ambrosini, come pure Religiosi dei SS. Barnaba ed Ambrogio: in seguito di tempo in tempo eressero vari Conventi in diverse parte del mondo.  Bello esempio, che essi ci danno, di cristiana scambievole carità, di santa pazienza, di profonda, sincera umiltà. Arrivarono i due Pellegrini, in compagnia di Placido, in Roma e si condussero al loro Monastero di San Clemente. Si crede, che questa antichissima Chiesa sia stata casa proprio dello stesso S. Clemente Papa, dal medesimo consacrata al culto divino, e che in quella avesse ricevuto S. Barnaba Apostolo quando venne a Roma: e forse è questa la ragione tal chiesa venne poi affidata alla Chiesa venne poi affidata ai Religiosi di S. Barnaba, od Apostolini. Presentato Placido al Superiore del Monastero, con profonda umiltà espose il proprio desiderio, pregandolo a volerlo ricevere nel santo suo Istituto. Informato questi, dai due pellegrini compagni, della scienza ed umiltà di Placido, non esitò punto nell’appagare le brame di lui, e con le solite religiose cerimonie lo vestì dell’abito degli Apostolini nell’anno 1360, essendo Placido nell’anno vigesimo secondo dell’età sua.

Appena si vede Placido vestito di quelle rozze lane, ed annoverato frà gli altri religiosi di quello insigne monastero di S. Clemente, comprese l’eccellenza del proprio stato, ed il benefico singolare che compartito gli aveva il Signore.

Conoscendo poi, che per tal grazia si aumentava in lui la obbligazione di servire Dio, stabilì con risoluzione fermissima di osservare perfettamente la divina volontà, manifestata negli evangelici precetti e consigli, confidando sempre nella potente grazie del Signore. Ecco Placido, modello dell’uomo benefico da Dio, grato ai benefici, ed umile di cuore, tutto spera dallo stesso Dio, tutto confida nella santa Sua grazia. Datosi quindi alla totale mortificazione dell’amor proprio, senza volger mai indietro lo sguardo, battè coraggioso quell’erto e spinoso sentiero che conduce al cielo; intimò perpetua guerra a se stesso, al mondo, al demonio; prese a domare con aspre battiture il corpo già delibitato dai diguini continui; osservatore rigidissimo della povertà più austera, disprezzò non solo ogni superfluità e delicatezza, ma ancora molte di quelle cose che ad altri per mantenimento corporale, e per proprio uso potevano parere necessarie. Alla obbedienza de’ suoi superiori soggettossi volentieri, e, come pietra al proprio centro, là correva dove la voce, o un minimo cenno dei medesimi lo guidava. Sin dai primi giorni della sua vita monastica fu sì dedito all’orazione, s’ perseverante nella meditazione, si elevato nella contemplazione, sì elevate nelle contemplazione di Dio e di Misteri della sacratissima Passione di Gesù Cristo, che talvolta così ne restò penetrato, da rimanere assorto in una estasi elevatissima, e non sentir più l’ergastolo del proprio corpo. Vivendo vita angelica più che umana, e sempre applicato a lodare e ringraziare Dio, dimoro Placido in Roma sino all’anno 1370. Circa il qual tempo venne a morte il zio di lui, che nella disposizione testamentaria ordinò che tutti i suoi beni fossero impiegati nella erezione e mantenimento di un nuovo Convento dei Padri Apostolini, da fabbricarsi in Recanati e nel luogo, che al suo nipote Placido avesse sembrato più opportuno.

Beato Placido edifica un Convento in Recanati

Avutasi dai superiori dell’istituto religioso degli Apostolini la notizia della disposizione testamentaria dello zio di Placido, ordinarono a questo, che da Roma si trasferisse subito a Recanati per eseguire quell’opera sì pia, edificando cioè il nuovo Convento. A lui accordarono le facoltà necessarie non solo per fondare la nuova casa religiosa, ma altresì per accettare e vestire del loro abito quelli, che egli giudicato avrebbe come chiamati da Dio, ed abili per tale Istituto: siffatte facoltà ben indicano la matura prudenza, che i Superiori riconoscevano nel giovane Placido. Obbediente questo alla volontà di loro, subito si trasferì a Recanati.

Fuori delle mura, non molto lontano dalla città, e precisamente sotto il Borgoantico, o borgo degli Antiqui, così chiamato, che poco dista dalla porta Romana , eresse Placido la chiesa, che volle dedicata a Dio con il titolo dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Apostolo ed Evangelista, suoi  particolari avvocati: venne poi quel Borgo S. Giovanni in Pertica, come pure così venne chiamata la nuova Chiesa: chiesa di S. Giovanni in Pertica. La ragione di  questo nome, secondo il Buongiovanni, fu una misurs di pertica, che era in quel luogo. Insieme ella vi edificò un umile convento, in cui venne subito ammesso un buon numero di Religiosi, alcuni anziani nella religione, ed altri di recente da Placido vestiti, i quali tutti di comune consenso elessero per superiore loro il medesimo Placido, di anni circa 32 di età. Egli ricevette un tanto incarico con molta ripugnanza, ben sapendo, che sarà rigorosissimo il divino giudizio per quelli, che agli altri presiedano e comandano.

Il Monastero di San Giovanni in Pertica si ampliò sempre più: oltre le rendite lasciate dallo zio di Placido, altre ve ne furono da più benefattori donate; e per tale maniera fra tutti i monasteri o conventi della marca dell’Ordine degli Apostolini questo fu il primo: quivi anche furono Celebrati tre Capitoli generali per la elezione del nuovo Generale: il primo nel 1554, il secondo nel 1610, il terzo 1638.

Quanto esemplare fosse stata la condotta di Placido, qual Superiore degli Apostolini in questo monastero, si può congetturare dalla santità dei suoi discepoli. Fra questi convien fare speciale menzione del Beato Bartolomeo, il quale per effetto di umiltà ricusò di essere Priore dopo la morte di Placido, e ricolmo di meriti passò ai godimenti eterni l’anno 1424. Sepolto per qualche tempo nella chiesa di San Giovanni, venne poi trasferito il sacro corpo nella Chiesa Cattedrale, e collocato vicino al Battistero come dice il P. Diego Calcagni. Furono pure discepoli  di Placido il Beato Filippo da Fermo, il quale fondò un nuovi convento in Macerata, ove santamente morì, ed il beato Guardato da Visso, che, morto il 25 Gennaio 1425, si venera nella chiesa priorale di Belforte.

Morte del Beato Placido

Placido fino al termine di sua vita perseverò con condotta perfetta, con purità angelica, con l’esercizio di virtù eroiche. Il mondo, sebbene nemico della santità, pure, suo malgrado, dovette amirare la vita di Placido, ed era come il giudizio della santità di Lui. Divenuto ricolmi di meriti e di opere sante, rifinito di forze e macilenti per le continue ed aspre penitenze, sostenuta con la più grande e piena rassegnazione una lunga e penosa infermità, giunse finalmente il giorno 5 Giugno del 1398, e l’anima di Placido dopo sessanta anni di vita mortale, e veramente mortificata, modellata in quella di Gesù Nazzareno, volò glorioso al paradiso, alla vera patria, a godere il premio eterno delle proprie virtù, dei grandi meriti cooseguiti nel pellegrinaggio terreno. Tranquilla placida fù la ripartita di Placido da questa terra, perché la coscienza di nulla lo rimproverava. Ben differente è la fine di tanti peccatori, che, à nostri giorni specialmente, dopo avere disprezzata in vita la Religione di Gesù Cristo, ricusano i sacramenti, rifiutano l’assistenza del Sacerdote cattolico, ed emettono, come le bestie, l’ultimo anelito, dichiarandosi da loro stessi diseredati in eterno dal Regno di Dio in paradiso. Poveri infelici senza speranza! Poveri ingannati da questo mondo! Deh! Con l’intercessione di Placido nessuno più limiti.

Divulgatasi per la città di Recanati la infausta notizia della morte di Placido, da tutti ritenuto per Santo, il popolo devoto subito in gran numero si affrettò a venerare la sagra Spoglia di Lui, ed implorarne il patrocinio presso Dio.Non era vana la invocazione di Placido, poiché, mirabile Dio ne’ Santi Suoi, accoglieva benigno le preghiere del popolo e subito cominciarono le grazie, i miracoli a risplendere sul cadavere odoroso di Placido,ed a testimoniare come la santità, così la protezione di Lui efficacissima presso il Trono della misericordia divina. Dalla morte di questo servo fedele ad oggi non cessò mai Dio di disprezzare grazie, di operare prodigi ai devoti di Placido con fiducia pregato, invocato negli innumerevoli bisogni di questo misera vita. Si apra a grandi speranze il cuore di ognuno, pensando al potente Protettore che glorioso regna nel cielo.