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Atenagora di Atena: Della risurrezione dei morti

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CAPO I

Si dà ragione del procedimento seguito in quest’opera: prima, dissipare i pregiudizi e gli errori intorno alla risurrezione, e poi dimostrare questo dogma con argomenti positivi.

1. In ogni opinione e dottrina, accanto a quella verità ch’essa contiene, si vede nascere qualche parte di falso; la quale nasce non già sorgendo per legge di natura da un qualche principio obiettivo o dalla causa costitutiva e propria di ciascun essere, ma per opera di coloro che, preferendo la semente spuria nell’intento di soffocare la verità, deliberatamente coltivano l’errore.

2. Questo fatto si può riscontrare anzitutto in coloro che nel passato si occuparono di queste ricerche e nelle loro discrepanze sia coi precedenti sia coi contemporanei, ma anche, e non meno, nella stessa confusione di discordanti opinioni a cui noi assistiamo. Non c’è infatti verità a cui questi tali abbiano risparmiato i loro ingiusti attacchi: non l’essenza di Dio, non la sua scienza, non la sua attività, non le conseguenze che logicamente derivano da tali nozioni e costituiscono la norma della nostra vita religiosa. Alcuni disperano senz’altro di poter mai raggiungere la verità su questi argomenti; altri li travolgono secondo le loro opinioni soggettive; altri mettono deliberatamente in dubbio anche ciò che è evidente.

3. Perciò io penso che chi vuole occuparsi di tali materie debba proporsi una duplice trattazione: l’una per la verità, l’altra intorno alla verità . Quella per la verità gli è necessaria nel rivolgersi agli increduli e ai dubbiosi; quella intorno alla verità, con chi ha animo retto ed è ben disposto ad accogliere la verità. Per tal ragione conviene che chi vuole esaminare questi problemi osservi volta per volta la necessità che si presenta e ad essa commisuri i suoi ragionamenti, adattando al bisogno l’ordine della trattazione; e non deve, per far vedere che si attiene costantemente al metodo con cui ha incominciato, trascurare quel che conviene e il luogo appropriato a ciascun argomento.

4. Ora, se si guarda all’esigenza della dimostrazione e del concatenamento logico, sempre i ragionamenti intorno alla verità precedono quelli per la verità; ma tenendo conto della maggior convenienza, questi ultimi, viceversa, precedono i primi. Un agricoltore non potrebbe utilmente affidare al suolo i semi senza aver prima dissodato il terreno incolto, togliendo tutto ciò che possa nuocere alla semente buona; né un medico potrebbe somministrare a un organismo bisognoso di cura un farmaco salutare senza prima averlo purgato dal male che vi allignava o senza aver arrestato quello che lo minacciava. Così chi voglia insegnare la verità non potrebbe, parlando della verità, persuadere alcuno finché nella mente degli uditori rimanga latente qualche erronea opinione che si opponga ai suoi ragionamenti.

5. Perciò anche noi, avendo di mira quel che è più utile, premettiamo talvolta la trattazione per la verità a quella intorno alla verità: e appunto ora, nel discorrere della risurrezione, non sembra fuor di posto fare a questo modo, chi guardi alla necessità che si presenta. Poiché anche su questo punto troviamo chi è affatto incredulo, altri che dubita, e anche fra quelli che ammettono le verità fondamentali alcuni sono incerti al pari dì coloro che ne dubitano; e, ciò che costituisce il colmo d’ogni assurdità, sono in questa disposizione d’animo senza avere dalla cosa in sé alcun motivo d’incredulità, né sanno allegare una ragione plausibile perché sono increduli o incerti.

CAPO II

Chi nega la risurrezione, se ammette Dio come causa dell’universo, deve provare che Dio non può o non vuole attuarla. Se non può, é perché non ne ha o la conoscenza o la forza necessaria. Ma certo Iddio, che prima di creare l’uomo conosceva gli elementi del suo corpo, conosce la natura dei corpi che hanno da risorgere.

1. Ragioniamo a questo modo. L’incredulità non deve mai ingenerarsi nell’animo temerariamente e per un’opinione inconsiderata, ma solo per un motivo forte e con

sicurezza di essere nel vero; essa è ragionevole solo quando la cosa a cui non si crede appare incredibile; il non credere a ciò che non è incredibile è da uomini che non giudicano con sano criterio della verità.

2. Quindi coloro che negano fede alla risurrezione o ne dubitano non devono esprimere il loro giudizio su di essa secondo che pare a loro di primo acchito o secondo che aggrada al capriccio altrui; ma bisogna che o non riconoscano alcuna causa dell’origine dell’uomo (ciò che si può confutare con tutta facilità), oppure, se riferiscono a Dio la causa degli esseri, che, prendendo questo dogma particolare come soggetto di discussione, partendo da esso dimostrino non esservi della risurrezione alcun argomento valido.

3. E ciò faranno se potranno dimostrare che Dio o non può o non vuole di nuovo riunire e mettere insieme, in modo da costituire i medesimi uomini, i corpi morti o anche già andati in completo sfacelo. Che se a ciò non riescono, cessino da codesta empia incredulità, desistano dal bestemmiare ciò che non è lecito bestemmiare. E che non dicano il vero affermando che ciò Dio non possa o non voglia, apparirà manifesto da quello che sto per dire.

4. Quanto all’essere impossibile, una cosa si presenta tale veramente, o perché non si conosce ciò che sarebbe da fare, o perché, pur conoscendolo, non si ha forza abbastanza per farlo a dovere. Poiché chi non conosce una cosa che è da fare non potrà assolutamente né tentare né eseguire ciò che non conosce; chi poi conosce bene ciò che è da fare, e con quale mezzo, e in qual modo si può fare, ma non ha punto forza per fare quello che conosce, o non l’ha sufficiente, costui, se ha fior di senno e se pone mente alle sue forze, non si accingerà all’opera; e se vi si fosse accinto avventatamente, non potrà portare a compimento il suo proposito.

5. Ora non è possibile che Dio ignori né la natura dei corpi che hanno da risorgere sia quanto alle membra intere sia quanto alle loro parti, né dove vada ciascun corpo quando si discioglie e qual parte degli elementi accolga il corpo che s’è disciolto per raggiungere quello che gli è affine, anche se una sostanza, riunita di nuovo col tutto secondo la tendenza della sua natura, sembra agli uomini affatto indistinta. Colui infatti al quale, prima che ciascun essere fosse in sé costituito, non era ignota né la natura degli elementi futuri da cui risultano i corpi degli uomini, né le parti degli elementi stessi da cui avrebbe preso a suo beneplacito ciò che doveva costituire il corpo umano, è ben chiaro che anche dopo il dissolvimento del corpo intero non ignorerà dove sono andate le singole parti ch’egli ha prese per costituire completamente ciascun corpo.

6. Giacché, nell’ordine delle cose che si osserva fra noi uomini e per quanto si può giudicare dal resto, è cosa di maggior rilievo prevedere ciò che non è ancor avvenuto; ma per quanto riguarda la maestà e la sapienza di Dio, entrambe le cose sono a lui connaturali, e gli è ugualmente facile conoscere una cosa andata in dissoluzione come prevedere ciò che ancor non è avvenuto.

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