All’uomo sensibile e immaginoso che viva,come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna;; udrà cogli orecchi un suono d’una campana;; e nel tempo stesso coll’immaginazio-ne vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbiettivi sta tutto il bello e il piacevole delle cose.,, Trista quella vita (ed è pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione.

Il talento non è altro che facoltà d’imparare, cioè di attendere e di assuefarsi. Per imparare intendo origine non ha altro che maggiore o minor delicatezza e suscettibilità di organi, cioè facilità di essere in diversi modi affetta, capacità e adattabilità, o a tutti o a qualche determinato genere di apprensioni, di assuefazioni, concezioni, attenzioni. Questa non è propriamente facoltà, ma semplice disposizione. Nella mente nostra non esiste originariamente nessuna facoltà, neppur quella di ricordarsi. Bensì ell’è disposta in maniera che le acquista, alcune più presto, altre più tardi, mediante l’esercizio: ed in alcuni ne acquista (gli altri dicono sviluppa) più, in altri anche le facoltà d’inventare, di pensare , di sentire, di giudicare, ec. Nessuno impara le sue proprie invenzioni, pensieri, sentimenti o i giudizi particolari ch’egli porta, ma impara a farlo e non lo può fare se non l’ha imparato e se non ha acquistato con maggiore o minore esercizio e copia di sensazioni, cioè di esperienze, queste tali facoltà, che paiono affatto innate, e sono realmente acquisite più o meno facilmene.

Zibaldone fi 660-52]

Loda il meglio, ma accontentati del bene. Un pescatore, accortosi che la sua rete era pesante, la trasse dall’acqua, ma vedendo che non era ancora colma, la calò ancora, per prendere altro pesce. E così più volte, finché la rete si ruppe e tutto il pesce prese il largo.

Viene il vento recando il suon dell’ora Dalla torre del borgo. Era conforto Questo suon, mi rimembra, alle mie notti. Quando fanciullo, nella buia stanza, Per assidui terrori io vigilava, Sospirando il mattin. Qui non è cosa Ch’io vegga o senta, onde un’immagin dentro Non torni, e un dolce rimembrar non sorga.

Le ricordanze;; vv. 50-57

Aldo Pompei, personaggio molto conosciuto a Recanati per il suo trascorso politico (militante da sempre nella Democrazia Cristiana), ed artistico: era, infatti, un apprezzato pittore, passione che ha potuto coltivare in maniera proficua, una volta in pensione. Le sue opere, in mostra anni addietro all’Atrio Comunale, erano soprattutto paesaggi (la campagna in modo particolare) e ritratti nonché la riproduzione di famosi dipinti, eseguiti, però, con una personalità che li rendeva unici. Alcune di queste opere le ha donate all’ospedale S.Lucia.
Muore all’età di 87 anni (giugno 2013)