La grande stanza luccica di bronzo;
la sala è adorna per Ares di elmi lucenti,
sui quali ondeggiano bianchi cimieri equini,

ornamento per la testa d’eroi.
Schinieri di bronzo, splendenti,
tutt’intorno disposti, difesa dal forte
dardo, nascondono i chiodi.

E corazze di lino nuovo:
scudi concavi giù deposti:
e accanto, lame calcidesi;
e accanto, molte cinture e tuniche corte.

Tutto questo non possiamo noi dimenticare
una volta cominciata quest’impresa.

Autore: Alceo (620 – 560 a.C., Mitilene, isola di Lesbo)

Note: Contemporaneo di Saffo, l’autore partecipa alla
guerra che la sua patria sostiene contro gli Ateniesi.
L’insieme delle sue opere, proveniente in larga parte
da tradizione indiretta, ammonta a circa 440 frammenti.

Alceo nacque a Mitilene, nell’isola di Lesbo, attorno al 630 a.C., da una nobile famiglia. Partecipò fin dalla giovinezza alle lotte fra i “tiranni” locali, e si scagliò perfino contro Pittaco, uno dei sette sapienti greci, nonostante il rapporto di amicizia che li legava. Insieme ai fratelli di Alceo, quando questi era ancora troppo giovane per entrare in guerra, Pittaco cacciò il tiranno Melancro. Una volta che Alceo entrò in età per combattere, i due lottarono insieme contro gli Ateniesi per il possesso del promontorio Sigeo. Durante questo conflitto, Alceo dovette poco eroicamente fuggire abbandonando lo scudo, come lui stesso ammette imitando il topos espresso per primo da Archiloco. Poi i due compagni cospirarono contro il tiranno Mirsilo, ma la missione non riuscì.

Il poeta quindi fu esiliato mentre Pittaco, dopo la morte di Mirsilo, divenne aisumnétes (arbitro) con pieni poteri e di proposito si dimenticò dell’amico. Alceo forse poté ritornare prima della morte, avvenuta presumibilmente attorno al 560 a.C.

fonte: http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/letteratura-greca/L-et–arcaica/La-lirica-eolica–Saffo-e-Alceo/Alceo.html