I PASTORI CHE SCAMBIELVOLMENTE S’INVITANO PER ADORARE IL NATO BAMBINO

Già sovra l’ali dell’ore giunta era la notte alla metà del suo corso, in quel tempo, nel quale ricoperta essendo la terra di candida neve, gelo diffondevasi per tutto; nel quale il sole men fervidi i caldi suoi raggi spandeva sopra la terra.

I pastori rinchiusa avevano nelle loro capanne la greggia, ed accanto ad essa prendevano un tranquillo sonno. Quando da improvviso, e piacevole rumorio vengon destati.

Sorgono frettolosi, escono all’aperto, ed in ogni parte del campo rivolgono il timoroso sguardo. Ed ecco che veggono non più prive di fiori le campagne, non più sfrondati gli alberi, ma tutto fiorito, tutto giocondo; non odono più fischiare gelato il vento, ma aleggiare mol-lemente un placido, e leggier zeffiretto.

Ciò ancor non basta. Vedono fra splendida luce Angeli a turme, uno de’ quali ratto volando dai compagni diviso loro arreca il lieto annunzio della nascita del tanto aspettato Messia. A si gioconda novella pieni essi di gratitudine, e di allegrezza, si danno ad invitarsi vicendevolmente, e andiamo dice l’uno, andiamo risponde l’altro, andiamo a venerare il nato Salvatore, offriamo a Lui il nostro cuore, e tutti noi stessi.

Così uniti insieme i pij Pastorelli carichi di que’ doni, che comportava la loro povertà verso la capanna s’incamminano. Ivi giunti adorano affettuosamente il Santo Bambino, ed offrono dipoi i poveri loro doni. Ciò fatto lieti ritornano ai loro tugurj.

Giacomo Leopardi (1809)

nell’immagine: Recanati, Chiesa di S. Vito – Altare dei Nobili all’ingresso dell’Oratorio